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di un terreno
del garbagnatese da parte di un prete alla Chiesa prepositurale di San
Martino. La Pieve di Bollate era integrata nel più vasto contado della
Martesana, che sostenne la lotta dell'imperatore Federico Barbarossa contro
Milano. Tra i valorosi soldati impegnati in battaglia vi fu anche
quell'Ambrogio da Bollate che trovò la morte nel 1161 nei combattimenti
ingaggiati a porta Vercellina. E tuttavia, pochi anni dopo, il contado della
Martesana e Bollate si impegnarono a difendere il capoluogo lombardo: i
bollatesi parteciparono alla celebre battaglia di Legnano, nel 1176.Nel
corso del medioevo, Bollate era il centro di un'importante Pieve. La vita
degli abitanti si svolgeva in prevalenza nei campi che circondavano il
borgo, difeso da mura e torrioni; campi di "fromento, miglio, panico,
segale, orzo, scandella, avena, fave, ciliege, lino, rape, fagiuoli, ceci,
lenticchie, lentini, veccia". I laboriosi contadini di Bollate si dedicavano
anche alla coltivazione della vite, alla produzione del miele e
all'allevamento di bovini e cavalli, pecore e asini. E ricevettero la visita
di importanti personaggi del tempo: il canonico Rinaldo che guidò Dante
nell'elaborazione della terza cantica della Divina Commedia, Francesco
Petrarca, il predicatore francescano Bernardino da Siena e Leonardo da
Vinci. Il 25 luglio 1573 giunse a Bollate anche Carlo Borromeo. Sul finire
degli anni Settanta del Cinquecento, la contea di Bollate divenne un feudo
del nobile spagnolo don Jorge Manriquez de Lara; un vasto feudo - poi
marchesato - direttamente dipendente dal ducato di Milano.
Fu proprio nei primi decenni
del Seicento che assunse la sua attuale fisionomia - che riverbera un
antico splendore - Villa Arconati, una residenza di campagna che sorge
nella parte settentrionale del territorio bollatese, non lontano dalla
Strada statale Varesina. Prima il conte Galeazzo Arconati, poi Giuseppe
Maria Arconati, discendenti da una vecchia famiglia meneghina in cerca di
nobilitazione, ampliano la struttura dell'antica villa, ne arricchiscono
le collezioni e il patrimonio bibliotecario, gli arredi e le decorazioni,
ne abbelliscono i giardini e il parco. A Castellazzo vengono collocati i
frammenti del monumento funebre a Gastone di Foix, duca di Nemours e
nipote di Luigi XII, realizzato dallo scultore Agostino Busti detto il
"Bambaia", e la statua di Pompeo ai piedi della quale - si dice - morì
Giulio Cesare. Nella biblioteca della Villa trovano posto anche numerosi
appunti di Leonardo da Vinci, compreso il Codice Atlantico. Jean Gianda
riordina il parco e Marc'Antonio Dal Re esegue una serie di incisioni; i
fratelli Bernardino e Fabrizio Galliari affrescano con il "Ciclo di
Fetonte" il salone delle feste della dimora degli Arconati che fu visitata
dal re di Spagna e duca di Milano Filippo IVe, in epoca successiva, da Ugo
Foscolo e da Antonio Canova.
Il XVIII secolo e le riforme dell'età di Maria Teresa d'Austria si fecero
sentire anche a Bollate. La vita quotidiana e l'attività agricola degli
abitanti venne riorganizzata e incominciò a gravitare attorno alla "corte";
quelle stesse corti che, negli ultimi anni del Settecento, saranno invase
dai soldati dell'esercito napoleonico, portatore - sulla punta delle
baionette - dei "Principi dell'Ottantanove" di libertà, di uguaglianza e di
fraternità. La corte - e su tutto il territorio bollatese se ne contavano
parecchie - divenne progressivamente il centro della vita sociale, il luogo
privilegiato della socialità dove si svolgevano le feste e si celebravano le
ricorrenze religiose di una vita quotidiana i cui ritmi erano ancora
scanditi dalla semina e dal raccolto, ma anche dal santo patrono e dai
compatroni. Questa dimensione della socialità era percepibile sino a pochi
decenni fa, almeno sino agli anni Cinquanta del Novecento quando a Bollate
si completò l'offensiva dell'industrializzazione incominciata all'indomani
dell'unificazione nazionale (1861) e, contemporaneamente, Bollate fu la meta
di una vasta immigrazione. La lenta e progressiva metamorfosi del vecchio
borgo agricolo portò, sul finire dell'Ottocento, alla nascita delle prime
industrie, grazie ai finanziamenti stranieri, e allo sviluppo delle ferrovie
che resero più facili i collegamenti, prima lenti e radi, con il capoluogo;
e anche Bollate venne raggiunta dalle linee telefoniche e dalla
illuminazione elettrica
Le due grandi guerre mondiali del XX Secolo funestarono
la vita cittadina con episodi di grande violenza ancora incisi nella memoria
delle persone più anziane. Nel 1917 una terribile inondanzione distrusse le
corti e le stalle; e l'anno successivo una violenta esplosione in un
polverificio di Castellazzo provocò 35 morti e molti feriti. Tra le due
guerre mondiali, nacque l'attuale nosocomio cittadino, l'ospedale "Caduti
Bollatesi" costruito con il lascito di don Luigi Uboldi; e venne approvato
lo stemma comunale a righe bianco-rosse, sovrastato da una grossa lettera
"B". Nel corso della seconda guerra mondiale la ferrovia fu ripetutamente
oggetto delle attenzioni dei mitragliamenti e dei bombardamenti che
generarono molte vittime tra la popolazione civile. Complessivamente il
tributo di sangue che versò Bollate fu di 86 vittime e 50 mutilati sui vari
fronti del secondo conflitto mondiale. Proprio in questi anni si trasferì in
una casa di via Magenta la poetessa lodigiana Ada Negri. Sin dagli anni
Trenta, la socialità bollatese si era ricostruita attorno alle cooperative
che alimentarono i ranghi della resistenza locale contro il regime fascista
Si giunge così alle soglie del presente, con una "città" (titolo che Bollate
s'è guadagnata nel corso degli anni Ottanta) che se da un lato si è trovata
a gestire, i problemi derivanti dagli incalzanti ritmi
dell'industrializzazione e contestualmente dalle necessità di accogliere
sempre più massicci flussi migratori, dall'altro ha assistito al lento e
progressivo declino delle "corti" e della civiltà rurale. Non priva di
significativi e profondi risvolti nei ritmi e nei tempi della vita
quotidiana, questa profonda mutazione economica e territoriale ha portato a
una contestuale trasformazione del tessuto e dell'organizzazione sociale che
hanno caratterizzato la storia di Bollate per almeno tre secoli. Il volto
della città, non più distinguibile dalla metropoli, della quale può essere
considerata una propaggine nord-occidentale, era cambiato radicalmente; ma
ai giorni nostri Bollate sta vivendo un'ulteriore e profonda trasformazione,
appena percepita ma non a fondo indagata, per effetto della mutazione
generata dalla società postindustriale .
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