F i e r a d i m i l a n o .i t
   


...di origine celtica e presenta una evidente assonanza con il nome della regione francese di Bresse. Diventa legittimo, perciò, ipotizzare che i primi abitatori della zona siano siano stati i Celti e i Galli.

Bresso deriva però anche dall’antico "Brixium", che ha origine dal nome proprio Berizzo. Secondo antichi testi, nel 1189 era proprietà della Basilica di San Giovanni di Monza, e ancora prima doveva essere un borgo munito di numerose costruzioni fortificate, di cui però non rimane più nulla. In seguito il paese passò in proprietà della famiglia Patellani, parenti della famiglia romana di Catatilla, e provenienti da Monte Rosso al Mare, la località vicina all’antica Spezia dove stanziava una loro flotta. Questa famiglia ligure può essere a buon diritto considerata una delle prime ad aver avuto la cittadinanza onoraria di Milano, tanto è vero che essa aveva diritto a designare un proprio membro nel Senato dello Stato milanese.

Memorabili le ferite – saccheggio, devastazioni, incendi – inferte al paese nel 1511, da truppe svizzere venute a contrastare i francesi che occupavano il Ducato di Milano per conto del loro re Luigi XII.

Nei primi decenni del Settecento, Bresso passò dalla famiglia Patellani, che nel secolo precedente si era costruita qui una grande villa con un magnifico parco, a quella dei Perini, ai quali fu attribuito il feudo. Diventato comune autonomo, nel 1811 fu unito a Bruzzano, Brusuglio e Cormano, per riavere la propria autonomia dopo la caduta di Napoleone e la successiva restaurazione austriaca.

Bresso rimase autonoma fino al 1869, anno in cui fu unita con Affori, con Dergano e di nuovo con Bruzzano; solo nel 1884, con decreto reale dell’8 agosto, doveva recuperare definitivamente l’autonomia amministrativa.

Bresso è cointeressata alla gestione del Parco Nord, una grande area verde, di cui, inoltre, beneficiano i Comuni di Milano, di Cinisello Balsamo, di Cusano Milanino e di Cormano.
Nucleo principale del parco, il campo volo del paese, realizzato nei primi anni del secolo e dal quale, nel 1933, doveva partire il pilota De Bernardi per il suo volo senza scalo fino a Mosca. Ora il campo ospita le strutture dell’Aeroclub di Milano e un piccolo distaccamento militare. Tutt’intorno un mare di cemento, che ha urgenza di essere ossigenato dall’auspicato polmone verde di cui si è detto.

La massiccia trasformazione industriale di Bresso è un "miracolo" di questi ultimi decenni. Nel comune hanno trovato sede numerosissime aziende di tutti i settori economici, e principalmente della meccanica, della metalmeccanica e della chimica. 
Questo sviluppo industriale ha naturalmente contribuito a modificare l’aspetto del paese che ormai non è più lontanamente paragonabile al borgo di tre secoli fa, costituito da alcune cascine agricole dove si coltivavano frumento, viti, gelso e segale.
Attualmente il nucleo storico è circondato da insediamenti urbani in stragrande maggioranza costruiti in questo secondo dopoguerra.

Eloquente anche l’aumento della popolazione di Bresso (vertiginoso in questo ultimo decennio): dai 371 abitanti del 1580 si varca la soglia dei 2.000 solo con l’inizio del secolo attuale (il censimento del 10 febbraio 1901 aveva rivelato, per l’esattezza, 2039 residenti). Nel 1951 la popolazione toccava il numero di 4.575, e poi lo sviluppo più recente: 31.515 nel 1971, attualmente il numero dei residenti sembra essersi stabilizzato (all’incirca 30.000): da un lato perché ormai si è arrestato il flusso delle correnti immigratorie che portavano verso Milano e il suo hinterland migliaia e migliaia di persone in cerca di lavoro; da un altro lato perché il ristagno della situazione economica, che nel concreto significa anche ridimensionamento del numero dei posti di lavoro, ha favorito l’inizio di un processo di segno inverso.