F i e r a d i m i l a n o .i t


 

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...riferibili al glaciale rissiano e si localizzano su antichi paleosuoli messi in luce dall'erosione nella zona dell'anfiteatro morenico del Garda. I pochi manufatti ritrovati appartengono ad un'industria di tipo tayaziano (paleolitico inferiore) con qualche punta, raschiatoi e nuclei discoidali. Altre località della zona in cui sono avvenuti sporadici ritrovamenti sono monte S. Zeno, monte Fogliuto e monte S. Giorgio.
 I siti del paleolitico medio sono: una stazione all'aperto nell'alta zona collinare sull'altopiano di Cariadeghe nel bresciano, nella zona di "Cascina del Latte"; "Buco del Corno" a Vigano, nel bergamasco; "Buco del Piombo" presso Erba; Merate, ai piedi del Montevecchio (Como). Nell'insieme si tratta comunque di pochi manufatti, fra cui punte e raschaitoi laterali e trasversali, denticolati.
 I ritrovamenti del paleolitico superiore attualmente hanno carattere del tutto sporadico, con modesti ritrovamenti per ogni sito ("Buco Costa di Cavallino" in Val Brembana; Lagazzi di Vhò nel cremonese; "Büs dei Lader" sul Monte Budellone nel bresciano e "Antro mitriaco" di Angera sul Lago Maggiore).
 Più documentato nella regione è il successivo mesolitico: si possono contare circa 40 siti, distribuiti in diversi contesti ambientali e caratterizzati da strumenti microlitici che inseriscono il territorio lombardo nel vasto complesso tardoneisiano esteso dalla Francia alla Valle dell'Adige e al Carso triestino (circa 5500 - 4500 a.C.). A questo periodo risalgono, con tutta probabilità, le più antiche manifestazioni d'arte rupestre in Valcamonica, scoperte a Luine (Boario) e consistenti in grandi figure di cervidi, fra cui l'alce, eseguite in stile subnaturalistico.
 Nel corso del V millennio a.C. le correnti neolitiche introdussero la ceramica, l'agricoltura e l'allevamento. La più antica cultura neolitica finora nota in Lombardia è quella del Vhò di Piadena, dove è documentata la coltivazione e dove la ceramica mostra rapporti con la cultura emiliana di Fiorano e con le più antiche manifestazioni neolitiche del Trentino. Sono presenti statuette femminili di terracotta, fra cui una bicefala. Nella Lombardia occidentale si diffuse invece, proveniente dal Piemonte e dalla Liguria, la cultura della ceramica impressa.
 Le tundre che ricoprivano la Pianura Padana scomparvero 6-5000 anni circa a.C., con il ritirarsi dei ghiacciai alla fine della crisi climatica, per lasciare il posto a foreste tipiche delle zone a clima temperato che, durante il neolitico, furono meta di migrazioni di popolazioni che già da alcune migliaia di anni vivevano lungo le coste del mar Tirreno e principalmente in Liguria, da cui il nome che gli studiosi attribuiscono alle stesse: liguri. Costoro si insediarono nelle fertili terre padane e si dedicarono alla caccia, alla pesca, all'allevamento del bestiame ed alla lavorazione dei campi. Tracciarono una prima, per quanto rudimentale, rete di sentieri che furono perfezionati nel periodo di maggiori migrazioni - 1500-1000 anni circa a. C.- ed in seguito utilizzati dai Galli e dai romani fino all'epoca medioevale, prima della costruzione della rete dei Navigli Milanesi. All'incrocio di tali sentieri sorsero numerosi villaggi, il più importante dei quali darà origine a Milano, fondata nel 388 (Midt-land = Medioplanum = Mediolanum = nel mezzo della pianura).
 Durante il III millennio a.C. anche la Lombardia fu interessata dalle profonde trasformazioni tecnologiche e sociali caratteristiche dell'età del rame, testimoniate nella necropoli di Remedello, in provincia di Brescia.
 L'età del bronzo (2000 - 1600 a.C.) è invece caratterizzata dalla cultura di Polada, i cui principali insediamenti conosciuti si trovano nella zona collinare dell'anfiteatro morenico del Garda, della Brianza e del Lago di Varese, e nella bassa pianura fra l'Oglio e il Po. Alcuni importanti ripostigli di bronzo (Lodi, Pieve Albignola, Robbio) dimostrano l'esistenza di una via commerciale che dal Po risaliva il Ticino e dalla regione dei laghi si dirigeva verso la Valle del Rodano.
 Nella media e tarda età del bronzo (1600 - 1200 a.C.) la Lombardia era divisa in due aree culturalmente distinte: i territori ad est dell'Oglio facevano parte della cerchia palafitticolo-terramaricola, notevole per una sviluppata metallurgia, mentre la Lombardia occidentale costituiva un'area a sé stante, con maggiori legami con il Piemonte e la Liguria. In quest'ultima zona si formarono, intorno al XIII sec. a.C., gruppi legati alla cultura dei campi di urne, in cui è frequente la presenza di spade e pugnali nel corredo funerario.
 Intorno al 1200 a.C., con la fine delle culture palafitticole e terramaricole, la Lombardia orientale rimase relativamente spopolata per secoli, mentre tra l'Adda e il Sesia, e tra il Po e le Alpi si costituì un nuovo gruppo culturale, che prende il nome dalla necropoli di Golasecca e che si sviluppò lungo tutto l'arco dell'età del bronzo, per circa otto secoli.
 Tra la fine del V secolo a.C. e l'inizio del IV secolo a.C. l'invasione della regione da parte dei Celti, che ne scacciarono Etruschi e Liguri, pose fine anche allo sviluppo della cultura di Golasecca nella pianura, restringendone il territorio al Canton Ticino e al comasco. Nel milanese si fermarono i Galli Insubri, i Taurini ed i Cenomani


Le origini : il nome
Buccinasco è il raggruppamento di antichissimi nuclei abitati: Gudo Gambaredo, le cascine Molino e Paglia, il Villaggio Giardino e Romano Banco . Nel 1866 Ronchetto sul Naviglio venne aggregato al nostro Comune, per essere poi assorbito da quello di Milano.
Il primo testo in cui si ritrova il nome Buccinasco è il " Liber notitiae sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero, redatto intorno al 1290 e costituente la prima fonte d'informazione anche per molti altri comuni della diocesi di Milano.
La presenza della desinenza "asco", estremamente diffusa in Italia anche con variazioni del tipo "asca" e "usco", di chiara origine etrusca, testimonierebbe con chiarezza la presenza di un insediamento databile già fra il 300 ed il 600 a. C. ed il fatto che la popolazione dello stesso aveva avuto contatti con la civiltà etrusca.
Sull'interpretazione del suffisso "Buccin" gli studiosi, invece, non concordano. Alcuni lo ritengono derivazione del latino "Bucina" - canale, o tubo di acquedotto - e quindi il toponimo Buccinasco indicherebbe un territorio ricco di corsi d'acqua. Altri lo collegano al nome della famiglia dei Volcina o dei Bubulcino, primi feudatari del luogo.
Il nome Romano Banco indica chiaramente una presenza di romani, nettamente distinti da altri gruppi etnici, presumibilmente celti, il cui insediamento era situato su una striscia di terra sopraelevata - banco, appunto.
"Gudo Gambaredo" potrebbe invece derivare dall'unione di "actus" - pungente - con "gambero".
Lo Stemma - La parte centrale dello stemma è occupata da uno scudo di colore grigio - argento, attraversato da due fasce azzurre orizzontali, in mezzo a cui viene evidenziata la sagoma di un castello che è quasi sicuramente il castello di Gudo.
Lo scudo è cinto lateralmente da due rami di alloro che si uniscono nel mezzo sotto lo scudo stesso ed è sovrastato dalla corona ducale dei Visconti, testimonianza del fatto che la sua origine come realtà autonoma risale a quel periodo.



 
L'età romana
Il rinvenimento di alcune aree databili intorno ai secoli II - III a. C. a Cesano Boscone, alla cui Pieve Buccinasco appartenne, testimoniano la romanizzazione della zona e consentono di supporre che il nostro Comune abbia avuto la medesima evoluzione.
La Lombardia venne infatti occupata dai romani nel 222 a. C.. I suoi abitanti si mostrarono da principio intolleranti nei confronti di Roma, reagendo anche con aperte rivolte. Con l'avvento dell'Impero ebbero però diritto di cittadinanza venendo quindi ad essere inseriti di diritto nella vita dello stesso. La zona ebbe, di conseguenza, un grosso incremento demografico, accompagnato dal fiorire dell'economia e dallo sviluppo di strutture sociali sempre più efficienti ed organizzate.
L'impronta lasciata dai romani fu notevole: le zone coltivate vennero ampliate e l'apertura di nuove strade, che permisero la comunicazione fra località fino a quel momento isolate, consentì lo sviluppo degli insediamenti ed il sorgere di numerose comunità e villaggi. Buccinasco si trovava proprio sulla direttrice Mediolanum - Ticinum, che collegava Milano con Pavia e che, ancor oggi, conserva antichi toponimi, che contavano i migli delle strade: Quinto Stampi - il quinto miglio - Sesto Ulteriano - sesto miglio - Cascina Decima.
La conquista romana segnò anche l'inizio dell'opera di bonifica e disboscamento della zona, soprattutto in seguito alla centuriazione: la distribuzione delle terre conquistate ai soldati. All'epoca delle guerre galliche condotte da Giulio Cesare, ad esempio, l'imperatore decretò che i soldati lombardi che erano entrati a far parte del suo seguito di soldati venissero ricompensati con l'assegnazione gratuita di alcune aree territoriali. Per evitare l'insorgere di polemiche in merito ai confini delle varie proprietà venne adottato, anche a Buccinasco, il criterio della suddivisione con linee parallele tracciate da nord verso sud - Cardini - e da est verso ovest - Decumani. Si venne così a creare un intarsio di linee parallele e perpendicolari, solitamente susseguentesi ad una distanza di circa 710 metri, che permetteva di mantenere bene in chiaro i limiti di ciascuna proprietà fondiaria.


 
Il Medio - Evo: Buccinasco e la Pieve di Cesano Boscone
Benché le ricerche sulle vicende storiche della campagna lombarda abbiano compiuto notevoli passi avanti, descrizioni complete ed esaurienti sono possibili solo a partire dal medioevo, epoca a cui risalgono i documenti in grado di fornire le necessarie informazioni.
A seguito delle invasioni barbariche, dell'occupazione longobarda e della conquista carolingia vi fu un lungo periodo di involuzione, determinato dalla crisi dell'impero franco, intorno a cui la zona ormai gravitava, accentuato dall'invasione degli Ungari.
Il X secolo segna l'inizio della ripresa, determinata dalla riorganizzazione della società, inizialmente intorno ai grandi centri ecclesiastici e poi intorno alle città. Tale ripresa, demografica ed economica, si accentua nei secoli successivi, che vengono pertanto ad essere caratterizzati dall'espansione dei traffici e dall'accelerazione dei processi di crescita urbana e rurale, fino a fare della zona una delle più popolate, prospere e produttive dell'Europa, sia in campo agricolo che nelle attività mercantili e manifatturiere.
Il " Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero, indispensabile fonte per la conoscenza e la comprensione dell'organizzazione e del sistema di vita della zona in tutta l'epoca medioevale, informa che la Lombardia era all'epoca divisa in tre nuclei distinti: la città di Milano, la Diocesi della metropoli che godeva di maggiore autonomia, e le sue 57 pievi, che dipendevano dalla diocesi madre secondo il più rigido rispetto dell'ordine gerarchico. Tali distretti erano così chiamati poiché ad essi faceva riferimento soprattutto la "plebe = la popolazione" del luogo.
La Diocesi di Milano divenne autonoma, distaccandosi da quella di Aquileia, al momento della consacrazione del suo primo Vescovo, nel III secolo. Le prime pievi sorsero invece nei secoli V e VI, ma l'organizzazione ecclesiastica nelle campagne ebbe il suo vero sviluppo durante la dominazione longobarda, a partire dal VII secolo. La fondazione della Pieve di Cesano Boscone, a cui Buccinasco apparteneva, è di quest'epoca.
Centro della Pieve era l'edificio sacro denominato "ecclesia plebana" con il battistero, che dapprima era una costruzione staccata ed a sé stante. Oggi non esiste più alcuna delle primitive costruzioni risalenti ai secoli V e VI: le più antiche risalgono infatti all'epoca carolingia. Il primo fabbricato dell'ecclesia plebana era rettangolare, aveva un'abside semicircolare o più di una se la popolazione era numerosa. La chiesa era poi divisa in navate da colonnati.
Le fonti di reddito erano le libere offerte dei fedeli e quelle derivate dai frutti dei benefici ecclesiastici che consistevano in lasciti di case e terreni.
Le pievi potevano essere anche collegiate quando il loro clero faceva parte di una comunità sotto la direzione di un abate o prevosto.
L'Arcivescovo Landolfo II (979-998), in conseguenza del fatto che, dalla metà di quel secolo, i Vassalli dell'Imperatore avevano ottenuto l'ereditarietà dei loro possedimenti, pensò di legare a sé le famiglie che, in ogni pieve, erano già inserite nella nobiltà locale. Ritenne infatti che questo fosse il modo migliore per difendersi da tutti coloro che tentavano di impossessarsi delle proprietà ecclesiastiche. Concesse pertanto alle famiglie prescelte il feudo dei villaggi delle pievi ove risiedevano, creando in tal modo la gerarchia dei "Vassalli dell'Arcivescovo", chiamati anche "Capitanei di pieve", che, in caso di necessità, gli fornivano denaro, armamenti e viveri. Costoro esercitarono il loro potere fino all'epoca dei Comuni, i cui consoli ne fecero cadere l'autorità, anche se per breve tempo ebbero nuovo impulso sotto i Visconti.
Il Capitaneo di Pieve era responsabile delle azioni civili e penali nel territorio della pieve, purché non toccassero il foro ecclesiastico.
Per la Pieve di Cesano Boscone venne scelta la famiglia dei da Baggio, originaria di quel borgo, da sempre appartenente al territorio della Pieve di Cesano Boscone e residente in Milano per parecchi mesi all'anno.
Nell'XI secolo il territorio milanese si presentava suddiviso in contadi, ordinamento che risaliva, come per tutta l'Italia, all'organizzazione di Carlo Magno.
Contadi e Contee avevano a capo un "comes = conte", oppure un funzionario di stato. I contadi erano suddivisi in Pievi, a loro volta distinte in parrocchie. Nel territorio milanese il numero di contadi era di nove. La Pieve di Cesano Boscone apparteneva al primo.
La pieve compie la sua ultima, importante evoluzione nel XIII secolo, quando ogni villaggio richiede il suo sacerdote residente e pretende una certa autonomia dalla capo - pieve. Nascono pertanto le prime parrocchie - villaggio, in cui la vita della comunità locale è imperniata attorno al campanile parrocchiale, organizzate secondo la concezione del libero comune.
La chiesa di Cesano Boscone, che, oltre ad essere chiamata plebana era anche collegiata, ebbe da sempre un prevosto, sotto la cui giurisdizione si enumeravano 40 altari e trentaquattro chiese, fra cui quelle di Agracium (Grancino), Gudi (Gudo), Robiolum (Robbiolo), Romano, Assagum (Assago) e Corsicum (Corsico).
Nel 1290 Romano aveva una chiesa dedicata a San Protasio, Buccinasco una dedicata a San Michele e Gudo Gambaredo una terza dedicata a Santo Stefano.
All'inizio del Trecento la chiesa di S. Protasio, situata in posizione tale da prestarsi bene come punto d'incontro delle varie comunità, venne elevata a parrocchia.
Altri testi, posteriori all'opera di Goffredo da Bussero, consentono di ricostruire squarci della vita di Buccinasco. Del 1398 è il " Notitia cleri mediolanensis de anno 1398 circa ipsius immunitatem = elenco del clero milanese dell'anno 1398 al riguardo dell'esenzione dai contributi da pagare", testo fondamentale per la conoscenza dello stato della Chiesa di Milano, che riporta, per l'appunto, notizia dell'esistenza della Cappella "SS. Protaxji et Geruaxji de Romano cum cappella de Granzino" come facenti parte della "Canonica de Cisano".
Uno dei più antichi documenti riguardanti la parrocchia, datato anno 1446, parla della decima che gli abitanti di Buccinasco dovevano pagare al Prevosto di Cesano Boscone, il sacerdote Aloisio de Busti.
In esso sono nominati alcuni abitanti di Buccinasco: Giovanni Pietro Bergamini, Gerolamo Aliprandi, Gabriele Crivelli, Aloisio del Marliano (residente ad Assago), Donato di Corsico, Aloisio de Seregno.
Nel 1543 questa decima era ancora pagata dagli abitanti di Buccinasco al Prevosto di Cesano Boscone Emilio Titio.


Ai tempi di San Carlo Borromeo
Il precedente sistema feudale venne gradualmente sostituito dall'organizzazione comunale, che fu però caratterizzata da continue guerre e dall'inasprimento dei conflitti e degli scontri fra opposte fazioni.
Neppure il successivo avvento della Signoria portò ad un equilibrio politico. Furono questi, infatti, anni di forti tensioni a livello internazionale, non solo all'interno della nostra penisola. Anni segnati dall'incessante susseguirsi di disgregamenti sociali e morali, destinati a culminare in vere e proprie rivoluzioni civili e religiose.
Il 1535 segnò l'inizio del dominio spagnolo del Ducato di Milano. Gli unici punti di riferimento per la popolazione, indifesa e sopraffatta, sono in questo momento i rappresentanti ecclesiastici: tutti coloro che non tollerano le angherie e le ingiustizie del potere centrale spagnolo si raccolgono in un nuovo fermento religioso.
È proprio in questo momento storico che si colloca la figura di San Carlo Borromeo, nominato arcivescovo di Milano nel 1565, unica figura milanese di rilievo - - insieme con il cugino, Cardinale Federigo Borromeo - a cavallo di due secoli caratterizzati dalla decadenza di tutto il territorio lombardo.
I documenti redatti in occasione delle sue periodiche visite pastorali nei paesi dell'Arcidiocesi sono preziose fonti d'informazioni.
Il " Liber Seminarii Mediolanensius = Libro del seminario di Milano" ovvero il "Cathalogus titius cleri civitatis et diocensis mediolanensis cum taxa a singulis solvenda pro sustentatione seminarii inibi erigendi = elenco nominativo di tutto il clero della città e della diocesi di Milano con i contributi da pagare per le spese del seminario da costruirvi", redatto per ordine di San Carlo nel 1564 con lo scopo di raccogliere i fondi per la costruzione di un seminario milanese, permette di conoscere tutte le pievi ed i sacerdoti della Diocesi di Milano e riporta, ancora una volta, notizie della "
Retoria de Sancto Geruaxio et Prothaxio de Romano Banco ".
Notizie maggiori vengono però fornite dalla relazione della visita pastorale fatta da San Carlo a Romano Banco, datata 15 gennaio 1572.
La parrocchia comprendeva:
- Romano (Banco) con la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio e circa 100 anime da comunione, ossia sopra i 15 anni;
- Buccinasco, con la chiesa di S. Michele, il cui curato diceva messa una volta al mese per 80 anime da Comunione;
- Gudo Gambaredo, con la Chiesa di S. Stefano e circa 100 anime da Comunione;
- Cascina Palazzolo, a circa 2 miglia dalla parrocchia;
- Cascina Fagnana;
- Cascina Crivelli.
La chiesa parrocchiale era quella di Romano e consisteva in un edificio rettangolare - la cui planimetria si ritrova preso l'Archivio di Curia - con davanti ed ai lati il cimitero ed a mezzogiorno gli orti del curato. Aveva una sacrestia, il campanile, una cappelletta esterna ed a retro dell'abside varie stanze con un pozzo, un forno per la cottura del pane ed una stalla.
A quel tempo il beneficio parrocchiale era di 140 lire annue su redditi di vigne, campi e prati per 139 pertiche (6,545 aree) complessive.
L'oratorio di San Giorgio a Rovigo era senza reddito. Quello di Buccinasco era considerato come campestre e successivamente, nel 1604, il parroco di Romano Banco, vedendolo in grande rovina, proporrà di demolirlo per costruire con il materiale di recupero la sacrestia della chiesa parrocchiale.
Rettore della chiesa di Gudo era il sacerdote Battista Arluno, che un visitatore di San Carlo definì "rustico ed illetterato".
Nella relazione si dice inoltre che nelle varie comunità non vi erano disordini, tutti si confessavano, non c'erano bestemmiatori, né concubini, né interdetti, né usurai o separati.
Buccinasco aveva ricevuto una precedente visita pastorale nel 1547, anno in cui a capo dell'Arcidiocesi era Ippolito II d'Este, compiuta dal vescovo Castelli.
I documenti relativi ad una visita pastorale successiva, quella effettuata dal cardinale arcivescovo di Milano Federico Borromeo il 1° ottobre 1604, informano che a Romano Banco "è sottoposto il luogo di Buccinasco, dove vivono 150 anime (persone) in 20 fuochi (famiglie) e che dista da Romano un miglio": l'attuale frazione di Romano aveva, come si è già accennato, superato in importanza la stessa Buccinasco, diventando un centro parrocchiale autonomo cui Buccinasco era soltanto aggregato.


Il Seicento ed il Settecento
Il XVI secolo, con l'avvento degli spagnoli nel Ducato di Milano, segnò l'inizio di un lungo e luttuoso periodo di dominazioni straniere, che portarono ad un progressivo impoverimento di tutta la campagna, a quel declino demografico, economico e sociale così ben descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi. Carestie, pestilenze, periodiche incursioni delle soldatesche creano, anche nella popolazione di Buccinasco, un clima di grande sconforto e sfiducia.
Una lenta ripresa si ha solo a partire dal 1713, anno d'inizio della dominazione austriaca, segnata ufficialmente con la pace di Utrecht. L'organizzazione asburgica contribuì a mutare profondamente il volto amministrativo di Milano, ma nei dintorni le trasformazioni furono piuttosto lente e ritardate anche dal pesante apparato burocratico. Nelle piccole comunità come Buccinasco tutto rimase immutato: il potere era ancora concentrato nelle mani di pochi e grandi proprietari terrieri.
Un diploma datato 24 novembre 1723 attesta infatti che, per volere dell'Imperatore d'Austria Carlo VI, Buccinasco venne concessa in feudo ad Alessandro Del Pozzo che, appartenente ad una nobile famiglia milanese, aveva acquisito il titolo di marchese acquistando il feudo di Pantigliate. Con il feudo di Buccinasco, ottenuto per la somma di 1600 lire, Alessandro Del Pozzo ricevette anche le località di Guardia, Guardina e Molinetto, ed i titoli di "Conte di Villar de Campos" e di "Signore" dei suoi possedimenti, con il diritto di scegliere un successore nell'eventualità di morte senza eredi diretti.
Al momento della sua investitura il feudo di Buccinasco contava 40 fuochi, che salirono a 56 quando, il 1° ottobre 1741, un'ordinanza della magistratura straordinaria riconosceva a Marco Antonio Croce, già designato dal Marchese Ignazio del Pozzo, figlio di Alessandro, il diritto a succedere nel possedimento del feudo all'ormai estinta famiglia dei marchese Del Pozzo.
Il feudo passò alla famiglia Rasini, per essere infine acquistato, nel 1787 dai conti Poldi - Pezzoli.
Nel 1791 la parrocchia, di cui era cappellano il sacerdote Luigi Cappella, contava 750 anime.


Il diciannovesimo secolo
La fine del diciottesimo secolo fu segnata dalla rivoluzione francese e dalle sue conseguenze, che coinvolsero l'intera Europa.
Nel 1795 Napoleone Bonaparte si impadronì del potere in Francia, per poi proclamare, il 5 giugno 1800, quella Repubblica Cisalpina di cui la Lombardia fu parte integrante.
Il successivo crollo napoleonico determinò, nel 1815, il rientro di Lombardia e Veneto nell'impero asburgico.
A quest'ennesima intromissione straniera i lombardi reagirono con violenza. Anche Buccinasco, grazie alla sua appartenenza al casato Poldi Pezzoli, fu coinvolto nei nuovi fermenti politici ed ideologici, che avevano il loro centro in Milano. Con Milano Buccinasco partecipò infatti ai moti risorgimentali antiaustriaci che culminarono con le guerre d'indipendenza e con la conquista, nel 1860, dell'unità d'Italia.
Nel frattempo anche la popolazione aumentava: nel 1866 gli abitanti di Buccinasco erano 924: 165 a Romano Banco, 193 a Gudo Gambaredo, 192 a Buccinasco, 135 a Rovido ed i rimanenti nelle varie cascine.


Il Novecento
Agli inizi del secolo Buccinasco, caratterizzata da una millenaria tradizione agricola, non risente ancora dello sviluppo industriale che coinvolge gran parte dell'Italia settentrionale. Si producono formaggi e riso ed è estemamente diffusa, nei numerosi prati, la pastorizia.
La prima fabbrica (Meucci), che produce gelati, sciroppi e liquori, è infatti del 1905, ma rimarrà l'unica per molti anni.
Il tragico scoppio della "Grande Guerra", il successivo avvento della dittatura fascista, ed il dilagare della seconda guerra mondiale mietono numerose vittime anche nella nostra città.
Il 27 aprile del 1945 si costituisce ufficialmente, nella sala consiliare del Municipio, il Comitato di Liberazione di Buccinasco e, nella stessa seduta, vengono assegnate provvisoriamente le cariche di Sindaco (Bruno Bergamin) e vice Sindaco (Luigi Miracca), poi ratificate, in data 17 ottobre 1945 dal Prefetto della provincia di Milano. Inizia così il faticoso lavoro della ricostruzione, con insediamenti artigianali ed industriali sempre più numerosi.
I primi anni 60 sono caratterizzati da una forte ondata migratoria dai paesi del sud e della bassa padana, nonchè dalla spinta espansionistica del comune di Corsico. Lo sviluppo abitativo è, pertanto, notevole: gli anni più recenti si contraddistinguono per una vera e propria esplosione demografica.