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...riferibili al
glaciale rissiano e si localizzano su antichi paleosuoli messi in luce
dall'erosione nella zona dell'anfiteatro morenico del Garda. I pochi
manufatti ritrovati appartengono ad un'industria di tipo tayaziano
(paleolitico inferiore) con qualche punta, raschiatoi e nuclei discoidali.
Altre località della zona in cui sono avvenuti sporadici ritrovamenti sono
monte S. Zeno, monte Fogliuto e monte S. Giorgio.
I siti del paleolitico medio sono: una stazione all'aperto nell'alta zona
collinare sull'altopiano di Cariadeghe nel bresciano, nella zona di "Cascina
del Latte"; "Buco del Corno" a Vigano, nel bergamasco; "Buco del Piombo"
presso Erba; Merate, ai piedi del Montevecchio (Como). Nell'insieme si
tratta comunque di pochi manufatti, fra cui punte e raschaitoi laterali e
trasversali, denticolati.
I ritrovamenti del paleolitico superiore attualmente hanno carattere del
tutto sporadico, con modesti ritrovamenti per ogni sito ("Buco Costa di
Cavallino" in Val Brembana; Lagazzi di Vhò nel cremonese; "Büs dei Lader"
sul Monte Budellone nel bresciano e "Antro mitriaco" di Angera sul Lago
Maggiore).
Più documentato nella regione è il successivo mesolitico: si possono
contare circa 40 siti, distribuiti in diversi contesti ambientali e
caratterizzati da strumenti microlitici che inseriscono il territorio
lombardo nel vasto complesso tardoneisiano esteso dalla Francia alla Valle
dell'Adige e al Carso triestino (circa 5500 - 4500 a.C.). A questo periodo
risalgono, con tutta probabilità, le più antiche manifestazioni d'arte
rupestre in Valcamonica, scoperte a Luine (Boario) e consistenti in grandi
figure di cervidi, fra cui l'alce, eseguite in stile subnaturalistico.
Nel corso del V millennio a.C. le correnti neolitiche introdussero la
ceramica, l'agricoltura e l'allevamento. La più antica cultura neolitica
finora nota in Lombardia è quella del Vhò di Piadena, dove è documentata la
coltivazione e dove la ceramica mostra rapporti con la cultura emiliana di
Fiorano e con le più antiche manifestazioni neolitiche del Trentino. Sono
presenti statuette femminili di terracotta, fra cui una bicefala. Nella
Lombardia occidentale si diffuse invece, proveniente dal Piemonte e dalla
Liguria, la cultura della ceramica impressa.
Le tundre che ricoprivano la Pianura Padana scomparvero 6-5000 anni circa
a.C., con il ritirarsi dei ghiacciai alla fine della crisi climatica, per
lasciare il posto a foreste tipiche delle zone a clima temperato che,
durante il neolitico, furono meta di migrazioni di popolazioni che già da
alcune migliaia di anni vivevano lungo le coste del mar Tirreno e
principalmente in Liguria, da cui il nome che gli studiosi attribuiscono
alle stesse: liguri. Costoro si insediarono nelle fertili terre padane e si
dedicarono alla caccia, alla pesca, all'allevamento del bestiame ed alla
lavorazione dei campi. Tracciarono una prima, per quanto rudimentale, rete
di sentieri che furono perfezionati nel periodo di maggiori migrazioni -
1500-1000 anni circa a. C.- ed in seguito utilizzati dai Galli e dai romani
fino all'epoca medioevale, prima della costruzione della rete dei Navigli
Milanesi. All'incrocio di tali sentieri sorsero numerosi villaggi, il più
importante dei quali darà origine a Milano, fondata nel 388 (Midt-land =
Medioplanum = Mediolanum = nel mezzo della pianura).
Durante il III millennio a.C. anche la Lombardia fu interessata dalle
profonde trasformazioni tecnologiche e sociali caratteristiche dell'età del
rame, testimoniate nella necropoli di Remedello, in provincia di Brescia.
L'età del bronzo (2000 - 1600 a.C.) è invece caratterizzata dalla cultura
di Polada, i cui principali insediamenti conosciuti si trovano nella zona
collinare dell'anfiteatro morenico del Garda, della Brianza e del Lago di
Varese, e nella bassa pianura fra l'Oglio e il Po. Alcuni importanti
ripostigli di bronzo (Lodi, Pieve Albignola, Robbio) dimostrano l'esistenza
di una via commerciale che dal Po risaliva il Ticino e dalla regione dei
laghi si dirigeva verso la Valle del Rodano.
Nella media e tarda età del bronzo (1600 - 1200 a.C.) la Lombardia era
divisa in due aree culturalmente distinte: i territori ad est dell'Oglio
facevano parte della cerchia palafitticolo-terramaricola, notevole per una
sviluppata metallurgia, mentre la Lombardia occidentale costituiva un'area a
sé stante, con maggiori legami con il Piemonte e la Liguria. In quest'ultima
zona si formarono, intorno al XIII sec. a.C., gruppi legati alla cultura dei
campi di urne, in cui è frequente la presenza di spade e pugnali nel corredo
funerario.
Intorno al 1200 a.C., con la fine delle culture palafitticole e
terramaricole, la Lombardia orientale rimase relativamente spopolata per
secoli, mentre tra l'Adda e il Sesia, e tra il Po e le Alpi si costituì un
nuovo gruppo culturale, che prende il nome dalla necropoli di Golasecca e
che si sviluppò lungo tutto l'arco dell'età del bronzo, per circa otto
secoli.
Tra la fine del V secolo a.C. e l'inizio del IV secolo a.C. l'invasione
della regione da parte dei Celti, che ne scacciarono Etruschi e Liguri, pose
fine anche allo sviluppo della cultura di Golasecca nella pianura,
restringendone il territorio al Canton Ticino e al comasco. Nel milanese si
fermarono i Galli Insubri, i Taurini ed i Cenomani
Le origini : il nome
Buccinasco è il raggruppamento di antichissimi nuclei
abitati: Gudo Gambaredo, le cascine Molino e Paglia, il Villaggio Giardino e
Romano Banco . Nel 1866 Ronchetto sul Naviglio venne aggregato al nostro
Comune, per essere poi assorbito da quello di Milano.
Il primo testo in cui si ritrova il nome Buccinasco è il " Liber notitiae
sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero, redatto intorno al 1290 e
costituente la prima fonte d'informazione anche per molti altri comuni della
diocesi di Milano.
La presenza della desinenza "asco", estremamente diffusa in Italia anche con
variazioni del tipo "asca" e "usco", di chiara origine etrusca,
testimonierebbe con chiarezza la presenza di un insediamento databile già
fra il 300 ed il 600 a. C. ed il fatto che la popolazione dello stesso aveva
avuto contatti con la civiltà etrusca.
Sull'interpretazione del suffisso "Buccin" gli studiosi, invece, non
concordano. Alcuni lo ritengono derivazione del latino "Bucina" - canale, o
tubo di acquedotto - e quindi il toponimo Buccinasco indicherebbe un
territorio ricco di corsi d'acqua. Altri lo collegano al nome della famiglia
dei Volcina o dei Bubulcino, primi feudatari del luogo.
Il nome Romano Banco indica chiaramente una presenza di romani, nettamente
distinti da altri gruppi etnici, presumibilmente celti, il cui insediamento
era situato su una striscia di terra sopraelevata - banco, appunto.
"Gudo Gambaredo" potrebbe invece derivare dall'unione di "actus" - pungente
- con "gambero".
Lo Stemma - La parte centrale dello stemma è occupata da uno scudo di colore
grigio - argento, attraversato da due fasce azzurre orizzontali, in mezzo a
cui viene evidenziata la sagoma di un castello che è quasi sicuramente il
castello di Gudo.
Lo scudo è cinto lateralmente da due rami di alloro che si uniscono nel
mezzo sotto lo scudo stesso ed è sovrastato dalla corona ducale dei
Visconti, testimonianza del fatto che la sua origine come realtà autonoma
risale a quel periodo.
L'età romana
Il rinvenimento di alcune aree databili intorno ai secoli II - III a. C. a
Cesano Boscone, alla cui Pieve Buccinasco appartenne, testimoniano la
romanizzazione della zona e consentono di supporre che il nostro Comune
abbia avuto la medesima evoluzione.
La Lombardia venne infatti occupata dai romani nel 222 a. C.. I suoi
abitanti si mostrarono da principio intolleranti nei confronti di Roma,
reagendo anche con aperte rivolte. Con l'avvento dell'Impero ebbero però
diritto di cittadinanza venendo quindi ad essere inseriti di diritto nella
vita dello stesso. La zona ebbe, di conseguenza, un grosso incremento
demografico, accompagnato dal fiorire dell'economia e dallo sviluppo di
strutture sociali sempre più efficienti ed organizzate.
L'impronta lasciata dai romani fu notevole: le zone coltivate vennero
ampliate e l'apertura di nuove strade, che permisero la comunicazione fra
località fino a quel momento isolate, consentì lo sviluppo degli
insediamenti ed il sorgere di numerose comunità e villaggi. Buccinasco si
trovava proprio sulla direttrice Mediolanum - Ticinum, che collegava Milano
con Pavia e che, ancor oggi, conserva antichi toponimi, che contavano i
migli delle strade: Quinto Stampi - il quinto miglio - Sesto Ulteriano -
sesto miglio - Cascina Decima.
La conquista romana segnò anche l'inizio dell'opera di bonifica e
disboscamento della zona, soprattutto in seguito alla centuriazione: la
distribuzione delle terre conquistate ai soldati. All'epoca delle guerre
galliche condotte da Giulio Cesare, ad esempio, l'imperatore decretò che i
soldati lombardi che erano entrati a far parte del suo seguito di soldati
venissero ricompensati con l'assegnazione gratuita di alcune aree
territoriali. Per evitare l'insorgere di polemiche in merito ai confini
delle varie proprietà venne adottato, anche a Buccinasco, il criterio della
suddivisione con linee parallele tracciate da nord verso sud - Cardini - e
da est verso ovest - Decumani. Si venne così a creare un intarsio di linee
parallele e perpendicolari, solitamente susseguentesi ad una distanza di
circa 710 metri, che permetteva di mantenere bene in chiaro i limiti di
ciascuna proprietà fondiaria.
Il Medio - Evo: Buccinasco e la Pieve di Cesano Boscone
Benché le ricerche sulle vicende storiche della campagna lombarda abbiano
compiuto notevoli passi avanti, descrizioni complete ed esaurienti sono
possibili solo a partire dal medioevo, epoca a cui risalgono i documenti in
grado di fornire le necessarie informazioni.
A seguito delle invasioni barbariche, dell'occupazione longobarda e della
conquista carolingia vi fu un lungo periodo di involuzione, determinato
dalla crisi dell'impero franco, intorno a cui la zona ormai gravitava,
accentuato dall'invasione degli Ungari.
Il X secolo segna l'inizio della ripresa, determinata dalla riorganizzazione
della società, inizialmente intorno ai grandi centri ecclesiastici e poi
intorno alle città. Tale ripresa, demografica ed economica, si accentua nei
secoli successivi, che vengono pertanto ad essere caratterizzati
dall'espansione dei traffici e dall'accelerazione dei processi di crescita
urbana e rurale, fino a fare della zona una delle più popolate, prospere e
produttive dell'Europa, sia in campo agricolo che nelle attività mercantili
e manifatturiere.
Il " Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero,
indispensabile fonte per la conoscenza e la comprensione dell'organizzazione
e del sistema di vita della zona in tutta l'epoca medioevale, informa che la
Lombardia era all'epoca divisa in tre nuclei distinti: la città di Milano,
la Diocesi della metropoli che godeva di maggiore autonomia, e le sue 57
pievi, che dipendevano dalla diocesi madre secondo il più rigido rispetto
dell'ordine gerarchico. Tali distretti erano così chiamati poiché ad essi
faceva riferimento soprattutto la "plebe = la popolazione" del luogo.
La Diocesi di Milano divenne autonoma, distaccandosi da quella di Aquileia,
al momento della consacrazione del suo primo Vescovo, nel III secolo. Le
prime pievi sorsero invece nei secoli V e VI, ma l'organizzazione
ecclesiastica nelle campagne ebbe il suo vero sviluppo durante la
dominazione longobarda, a partire dal VII secolo. La fondazione della Pieve
di Cesano Boscone, a cui Buccinasco apparteneva, è di quest'epoca.
Centro della Pieve era l'edificio sacro denominato "ecclesia plebana" con il
battistero, che dapprima era una costruzione staccata ed a sé stante. Oggi
non esiste più alcuna delle primitive costruzioni risalenti ai secoli V e
VI: le più antiche risalgono infatti all'epoca carolingia. Il primo
fabbricato dell'ecclesia plebana era rettangolare, aveva un'abside
semicircolare o più di una se la popolazione era numerosa. La chiesa era poi
divisa in navate da colonnati.
Le fonti di reddito erano le libere offerte dei fedeli e quelle derivate dai
frutti dei benefici ecclesiastici che consistevano in lasciti di case e
terreni.
Le pievi potevano essere anche collegiate quando il loro clero faceva parte
di una comunità sotto la direzione di un abate o prevosto.
L'Arcivescovo Landolfo II (979-998), in conseguenza del fatto che, dalla
metà di quel secolo, i Vassalli dell'Imperatore avevano ottenuto
l'ereditarietà dei loro possedimenti, pensò di legare a sé le famiglie che,
in ogni pieve, erano già inserite nella nobiltà locale. Ritenne infatti che
questo fosse il modo migliore per difendersi da tutti coloro che tentavano
di impossessarsi delle proprietà ecclesiastiche. Concesse pertanto alle
famiglie prescelte il feudo dei villaggi delle pievi ove risiedevano,
creando in tal modo la gerarchia dei "Vassalli dell'Arcivescovo", chiamati
anche "Capitanei di pieve", che, in caso di necessità, gli fornivano denaro,
armamenti e viveri. Costoro esercitarono il loro potere fino all'epoca dei
Comuni, i cui consoli ne fecero cadere l'autorità, anche se per breve tempo
ebbero nuovo impulso sotto i Visconti.
Il Capitaneo di Pieve era responsabile delle azioni civili e penali nel
territorio della pieve, purché non toccassero il foro ecclesiastico.
Per la Pieve di Cesano Boscone venne scelta la famiglia dei da Baggio,
originaria di quel borgo, da sempre appartenente al territorio della Pieve
di Cesano Boscone e residente in Milano per parecchi mesi all'anno.
Nell'XI secolo il territorio milanese si presentava suddiviso in contadi,
ordinamento che risaliva, come per tutta l'Italia, all'organizzazione di
Carlo Magno.
Contadi e Contee avevano a capo un "comes = conte", oppure un funzionario di
stato. I contadi erano suddivisi in Pievi, a loro volta distinte in
parrocchie. Nel territorio milanese il numero di contadi era di nove. La
Pieve di Cesano Boscone apparteneva al primo.
La pieve compie la sua ultima, importante evoluzione nel XIII secolo, quando
ogni villaggio richiede il suo sacerdote residente e pretende una certa
autonomia dalla capo - pieve. Nascono pertanto le prime parrocchie -
villaggio, in cui la vita della comunità locale è imperniata attorno al
campanile parrocchiale, organizzate secondo la concezione del libero comune.
La chiesa di Cesano Boscone, che, oltre ad essere chiamata plebana era anche
collegiata, ebbe da sempre un prevosto, sotto la cui giurisdizione si
enumeravano 40 altari e trentaquattro chiese, fra cui quelle di Agracium
(Grancino), Gudi (Gudo), Robiolum (Robbiolo), Romano, Assagum (Assago) e
Corsicum (Corsico).
Nel 1290 Romano aveva una chiesa dedicata a San Protasio, Buccinasco una
dedicata a San Michele e Gudo Gambaredo una terza dedicata a Santo Stefano.
All'inizio del Trecento la chiesa di S. Protasio, situata in posizione tale
da prestarsi bene come punto d'incontro delle varie comunità, venne elevata
a parrocchia.
Altri testi, posteriori all'opera di Goffredo da Bussero, consentono di
ricostruire squarci della vita di Buccinasco. Del 1398 è il " Notitia cleri
mediolanensis de anno 1398 circa ipsius immunitatem = elenco del clero
milanese dell'anno 1398 al riguardo dell'esenzione dai contributi da
pagare", testo fondamentale per la conoscenza dello stato della Chiesa di
Milano, che riporta, per l'appunto, notizia dell'esistenza della
Cappella "SS. Protaxji et Geruaxji de Romano cum
cappella de Granzino" come facenti parte della "Canonica de Cisano".
Uno dei più antichi documenti riguardanti la parrocchia, datato anno 1446,
parla della decima che gli abitanti di Buccinasco dovevano pagare al
Prevosto di Cesano Boscone, il sacerdote Aloisio de Busti.
In esso sono nominati alcuni abitanti di Buccinasco: Giovanni Pietro
Bergamini, Gerolamo Aliprandi, Gabriele Crivelli, Aloisio del Marliano
(residente ad Assago), Donato di Corsico, Aloisio de Seregno.
Nel 1543 questa decima era ancora pagata dagli abitanti di Buccinasco al
Prevosto di Cesano Boscone Emilio Titio.
Ai tempi di San Carlo Borromeo
Il precedente sistema feudale venne gradualmente sostituito
dall'organizzazione comunale, che fu però caratterizzata da continue guerre
e dall'inasprimento dei conflitti e degli scontri fra opposte fazioni.
Neppure il successivo avvento della Signoria portò ad un equilibrio
politico. Furono questi, infatti, anni di forti tensioni a livello
internazionale, non solo all'interno della nostra penisola. Anni segnati
dall'incessante susseguirsi di disgregamenti sociali e morali, destinati a
culminare in vere e proprie rivoluzioni civili e religiose.
Il 1535 segnò l'inizio del dominio spagnolo del Ducato di Milano. Gli unici
punti di riferimento per la popolazione, indifesa e sopraffatta, sono in
questo momento i rappresentanti ecclesiastici: tutti coloro che non
tollerano le angherie e le ingiustizie del potere centrale spagnolo si
raccolgono in un nuovo fermento religioso.
È proprio in questo momento storico che si colloca la figura di San Carlo
Borromeo, nominato arcivescovo di Milano nel 1565, unica figura milanese di
rilievo - - insieme con il cugino, Cardinale Federigo Borromeo - a cavallo
di due secoli caratterizzati dalla decadenza di tutto il territorio
lombardo.
I documenti redatti in occasione delle sue periodiche visite pastorali nei
paesi dell'Arcidiocesi sono preziose fonti d'informazioni.
Il " Liber Seminarii Mediolanensius = Libro del seminario di Milano" ovvero
il "Cathalogus titius cleri civitatis et diocensis mediolanensis cum taxa a
singulis solvenda pro sustentatione seminarii inibi erigendi = elenco
nominativo di tutto il clero della città e della diocesi di Milano con i
contributi da pagare per le spese del seminario da costruirvi", redatto per
ordine di San Carlo nel 1564 con lo scopo di raccogliere i fondi per la
costruzione di un seminario milanese, permette di conoscere tutte le pievi
ed i sacerdoti della Diocesi di Milano e riporta, ancora una volta, notizie
della " Retoria de Sancto Geruaxio et Prothaxio de Romano Banco ".
Notizie maggiori vengono però fornite dalla relazione della
visita pastorale fatta da San Carlo a Romano Banco, datata 15 gennaio 1572.
La parrocchia comprendeva:
- Romano (Banco) con la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio e circa 100 anime
da comunione, ossia sopra i 15 anni;
- Buccinasco, con la chiesa di S. Michele, il cui curato diceva messa una
volta al mese per 80 anime da Comunione;
- Gudo Gambaredo, con la Chiesa di S. Stefano e circa 100 anime da
Comunione;
- Cascina Palazzolo, a circa 2 miglia dalla parrocchia;
- Cascina Fagnana;
- Cascina Crivelli.
La chiesa parrocchiale era quella di Romano e consisteva in un edificio
rettangolare - la cui planimetria si ritrova preso l'Archivio di Curia - con
davanti ed ai lati il cimitero ed a mezzogiorno gli orti del curato. Aveva
una sacrestia, il campanile, una cappelletta esterna ed a retro dell'abside
varie stanze con un pozzo, un forno per la cottura del pane ed una stalla.
A quel tempo il beneficio parrocchiale era di 140 lire annue su redditi di
vigne, campi e prati per 139 pertiche (6,545 aree) complessive.
L'oratorio di San Giorgio a Rovigo era senza reddito. Quello di Buccinasco
era considerato come campestre e successivamente, nel 1604, il parroco di
Romano Banco, vedendolo in grande rovina, proporrà di demolirlo per
costruire con il materiale di recupero la sacrestia della chiesa
parrocchiale.
Rettore della chiesa di Gudo era il sacerdote Battista Arluno, che un
visitatore di San Carlo definì "rustico ed illetterato".
Nella relazione si dice inoltre che nelle varie comunità non vi erano
disordini, tutti si confessavano, non c'erano bestemmiatori, né concubini,
né interdetti, né usurai o separati.
Buccinasco aveva ricevuto una precedente visita pastorale nel 1547, anno in
cui a capo dell'Arcidiocesi era Ippolito II d'Este, compiuta dal vescovo
Castelli.
I documenti relativi ad una visita pastorale successiva, quella effettuata
dal cardinale arcivescovo di Milano Federico Borromeo il 1° ottobre 1604,
informano che a Romano Banco "è sottoposto il luogo di Buccinasco, dove
vivono 150 anime (persone) in 20 fuochi (famiglie) e che dista da Romano un
miglio": l'attuale frazione di Romano aveva, come si è già accennato,
superato in importanza la stessa Buccinasco, diventando un centro
parrocchiale autonomo cui Buccinasco era soltanto aggregato.
Il Seicento ed il Settecento
Il XVI secolo, con l'avvento degli spagnoli nel Ducato di Milano, segnò
l'inizio di un lungo e luttuoso periodo di dominazioni straniere, che
portarono ad un progressivo impoverimento di tutta la campagna, a quel
declino demografico, economico e sociale così ben descritto dal Manzoni nei
Promessi Sposi. Carestie, pestilenze, periodiche incursioni delle
soldatesche creano, anche nella popolazione di Buccinasco, un clima di
grande sconforto e sfiducia.
Una lenta ripresa si ha solo a partire dal 1713, anno d'inizio della
dominazione austriaca, segnata ufficialmente con la pace di Utrecht.
L'organizzazione asburgica contribuì a mutare profondamente il volto
amministrativo di Milano, ma nei dintorni le trasformazioni furono piuttosto
lente e ritardate anche dal pesante apparato burocratico. Nelle piccole
comunità come Buccinasco tutto rimase immutato: il potere era ancora
concentrato nelle mani di pochi e grandi proprietari terrieri.
Un diploma datato 24 novembre 1723 attesta infatti che, per volere
dell'Imperatore d'Austria Carlo VI, Buccinasco venne concessa in feudo ad
Alessandro Del Pozzo che, appartenente ad una nobile famiglia milanese,
aveva acquisito il titolo di marchese acquistando il feudo di Pantigliate.
Con il feudo di Buccinasco, ottenuto per la somma di 1600 lire, Alessandro
Del Pozzo ricevette anche le località di Guardia, Guardina e Molinetto, ed i
titoli di "Conte di Villar de Campos" e di "Signore" dei suoi possedimenti,
con il diritto di scegliere un successore nell'eventualità di morte senza
eredi diretti.
Al momento della sua investitura il feudo di Buccinasco contava 40 fuochi,
che salirono a 56 quando, il 1° ottobre 1741, un'ordinanza della
magistratura straordinaria riconosceva a Marco Antonio Croce, già designato
dal Marchese Ignazio del Pozzo, figlio di Alessandro, il diritto a succedere
nel possedimento del feudo all'ormai estinta famiglia dei marchese Del
Pozzo.
Il feudo passò alla famiglia Rasini, per essere infine acquistato, nel 1787
dai conti Poldi - Pezzoli.
Nel 1791 la parrocchia, di cui era cappellano il sacerdote Luigi Cappella,
contava 750 anime.
Il diciannovesimo secolo
La fine del diciottesimo secolo fu segnata dalla rivoluzione francese e
dalle sue conseguenze, che coinvolsero l'intera Europa.
Nel 1795 Napoleone Bonaparte si impadronì del potere in Francia, per poi
proclamare, il 5 giugno 1800, quella Repubblica Cisalpina di cui la
Lombardia fu parte integrante.
Il successivo crollo napoleonico determinò, nel 1815, il rientro di
Lombardia e Veneto nell'impero asburgico.
A quest'ennesima intromissione straniera i lombardi reagirono con violenza.
Anche Buccinasco, grazie alla sua appartenenza al casato Poldi Pezzoli, fu
coinvolto nei nuovi fermenti politici ed ideologici, che avevano il loro
centro in Milano. Con Milano Buccinasco partecipò infatti ai moti
risorgimentali antiaustriaci che culminarono con le guerre d'indipendenza e
con la conquista, nel 1860, dell'unità d'Italia.
Nel frattempo anche la popolazione aumentava: nel 1866 gli abitanti di
Buccinasco erano 924: 165 a Romano Banco, 193 a Gudo Gambaredo, 192 a
Buccinasco, 135 a Rovido ed i rimanenti nelle varie cascine.
Il Novecento
Agli inizi del secolo Buccinasco, caratterizzata da una millenaria
tradizione agricola, non risente ancora dello sviluppo industriale che
coinvolge gran parte dell'Italia settentrionale. Si producono formaggi e
riso ed è estemamente diffusa, nei numerosi prati, la pastorizia.
La prima fabbrica (Meucci), che produce gelati, sciroppi e liquori, è
infatti del 1905, ma rimarrà l'unica per molti anni.
Il tragico scoppio della "Grande Guerra", il successivo avvento della
dittatura fascista, ed il dilagare della seconda guerra mondiale mietono
numerose vittime anche nella nostra città.
Il 27 aprile del 1945 si costituisce ufficialmente, nella sala consiliare
del Municipio, il Comitato di Liberazione di Buccinasco e, nella stessa
seduta, vengono assegnate provvisoriamente le cariche di Sindaco (Bruno
Bergamin) e vice Sindaco (Luigi Miracca), poi ratificate, in data 17 ottobre
1945 dal Prefetto della provincia di Milano. Inizia così il faticoso lavoro
della ricostruzione, con insediamenti artigianali ed industriali sempre più
numerosi.
I primi anni 60 sono caratterizzati da una forte ondata migratoria dai paesi
del sud e della bassa padana, nonchè dalla spinta espansionistica del comune
di Corsico. Lo sviluppo abitativo è, pertanto, notevole: gli anni più
recenti si contraddistinguono per una vera e propria esplosione demografica. |