F i e r a d i m i l a n o .i t
   
..."Codex Langobardorum". Vi sono documenti datati 910, 928, 943 e 961 che parlano di permute di beni avvenute sul territorio di Cogliate.

La pieve di Seveso e la località Cogliate appaiono per la prima volta in un documento datato 10 dicembre 996. È un atto notarile, scritto su pergamena, relativo alla compravendita di un "pezzo di terra" nel luogo di Inverigo, tra "Garibaldus de loco Coliate" e "Gisebertus presbiter de ordine ecclesie et plebe sanctorum Protasii et Gervasii sita Seuse".
Da questo atto emerge come la chiesa dei S.ti Gervasio e Protasio fosse già sede plebana nel X secolo; ma il fatto più importante è la comparsa della località di Coliate.

Purtroppo, nell'età medioevale, c’erano almeno ben quattro località omonime di Cogliate, sparse nel territorio a nord di Milano, a pochi chilometri una dall'altra.

Diversi documenti del IX-XI secolo richiamano località denominate "Colliate, Culiate, etc" , ma è difficile distinguere l’una dall’altra.
Il problema è aggravato, poi, dalla scomparsa, avvenuta alcuni secoli fa, di alcune di queste località, sopravvivendo solo l’attuale paese.
Ma un evento lega indissolubilmente il nome Cogliate alla sua indennità: la presenza in loco di un insediamento monastico di benedettine, intitolato a S. Dalmazio.
Infatti Cogliate assumerà, in forza della presenza di questo monastero, il nome di S. Dalmazio.

 Il Monastero delle Benedettine
Un documento del 4 luglio 1184 getta uno sguardo abbastanza ampio, per i tempi che corrono, sulla realtà politica ed economica del paese.

Infatti si parla della sentenza dei Consoli di Milano in seguito ad una lite sorta tra la badessa del Monastero e "omnes homines de loco Colliate" rappresentati da Giovanni da Cermenate e Giovanni Gallina, consoli del luogo.

I consoli condannarono gli abitanti di Cogliate a prestare il "sacramentum salvamenti", o giuramento collettivo, di salvaguardia dei beni del monastero e "... pronuntiavit ut singuli homines de Colliate decimam dent eidem abbatisse de omni blava, et omnibus leguminibus, et vino, et lino, et rapis, et nucibus, et castaneis, et nominatim de lupinis, et vecia, et moco, et bulgara...in campo vel in area ubi ipsa elegerit, secundum illam portionem que eidem monasterio pertinet...".

La sentenza dimostra che gli abitanti del borgo cogliatese avevano un rapporto di dipendenza feudale con il monastero di S. Dalmazio: erano tenuti a versare alle benedettine le decime su alcuni prodotti agricoli, alla custodia dei loro beni ed all’uso del pascolo comune.

Sono da mettere in evidenza i tipici prodotti della terra a larga diffusione allora.

 Accorpamento del Monastero
L'istituzione monastica di Cogliate, nel corso del Quattrocento, subisce un drastico ridimensionamento, a causa della decadenza dei costumi.

Nel 1466, mons. Giacomo Torre, delegato pontificio e vescovo di Parma, fece la prima mossa per unire il monastero benedettino di S. Dalmazio, ridotto ormai a due sole monache residenti, col monastero di S. Maria in Valle di Milano. Quest’ultimo, sorto nel 1137 a Montano, pieve di Rosate, per filiazione del monastero Maggiore di Milano, fu trasferito nel 1235 presso la Chiesa di S. Maria in Valle in porta Ticinese.

Mons. Torre stese l'atto di aggregazione il 16 gennaio 1468, "ma non essendosi fatta menzione di una delle due monache, Ursina, bisognò chiedere la sanatoria al pontefice e fu data da Sisto IV nel 1479 dopo undici anni!

L'aggregazione a Milano e la riduzione a due sole monache non ridusse, tuttavia provvisoriamente, il peso sociale e religioso che l'ente benedettino aveva fin lì avuto sull'intero nostro villaggio.

La rettoria
Lo "Status Ecclesie Mediolanensis anni MCCCCLVI" mette in rilievo i profondi cambiamenti intervenuti nell’organizzazione ecclesiastica plebana a quel tempo.

Quasi tutte le cappelle poste nei villaggi sottoposti alla giurisdizione di Seveso sono diventate "rettorie". Ciò vuol dire che alla gestione di queste cappelle sovrintendono sacerdoti non più provenienti dalla sede plebana, ma stabilmente legati alla località assegnata: fra queste c'è anche la chiesa parrocchiale di Cogliate, dedicata ai S.ti Cosma e Damiano.

Più tardi le suore benedettine del monastero di S. Maria in Valle ottengono dal pontefice Paolo III, con sua bolla datata 28 febbraio 1543, l'unione della chiesa parrocchiale dei S.ti Cosma e Damiano e relativi beni con la chiesa di S. Dalmazio (annessa, precedentemente, al monastero locale,) di loro giurisdizione.

Le monache di S.ta Maria in Valle si impegnano, in cambio di detta aggregazione, ad utilizzare le rendite provenienti dal beneficio della chiesa, denominata parrocchiale, dei S.ti Cosma e Damiano a favore del mantenimento di un sacerdote, amovibile, secolare o dell'ordine dei mendicanti regolari, per fare "esercire la Cura delle Anime di detto Popolo di Coliate".

Le monache, in poche parole, si sono assunte il privilegio, con relativo onere, di nominare il cappellano per la cura liturgica e pastorale del popolo.

Esente da questa giurisdizione rimaneva la chiesetta rustica dedicata a S. Giovanni Battista costruita, verso il 1510-20, per volere di un certo "Aloysius Bossius".

Le visite pastorali
Le visite pastorali, iniziate in epoca tridentina, documentano lo stato in cui si trova nel XVI sec. la chiesa locale.

A parte la descrizione materiale dei tre edifici ecclesiastici, dei loro beni, dello stato di conservazione della suppellettile religiosa, la presenza di cappelle, la tenuta dei libri, diciamo, anagrafici (nascite, matrimoni, morti) ed altri registri di carattere prettamente spirituale ( cresimati, comunicandi, ecc.) vi sono anche notizie sulla condotta morale di alcuni personaggi più o meno noti, che vengono pubblicamente richiamati a tenere un comportamento ispirato ai principi religiosi dominanti nel tempo

Dalla lettura emerge che i1 borgo di Cogliate viene chiamato S. Dalmazio, come il titolare della chiesa di proprietà delle monache di S. Maria in Valle di Milano; la chiesa dei S. ti Cosma e Damiano continua ad essere chiamata col titolo di parrocchiale; la situazione del clero locale è confusa in quanto è presente un cappellano-curato, che ha in cura d’anime anche il paese di Birago e il curato di Rovello che celebra in lacune ricorrenze messe nella cappella di S. Maria; nella chiesa dei S.ti Cosma e Damiano celebra un sacerdote mantenuto dal popolo; nella chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista è avvenuto un fatto di sangue (di cui non si conoscono gli estremi); la popolazione del paese ammonta nel 1568, a 343 persone, di cui 183 da comunione, e 50 nuclei familiari.

Tra le famiglie prevalgono i "Borgo, Basilica, Grasso, Castelnovo, Baretta, Vago, Cajnarca, Campo e Fusi".

 Anche le successive visite testimoniano le condizioni in cui versano le chiese.
I dati più interessanti provengono dagli anni della peste del 1576 e del 1629: si assite ad un diminuzione della popolazione.

La nuova chiesa
I primi decenni del XVI sec. la chiesa parrocchiale di S. Dalmazio, da tempo in condizioni precarie e del tutto insufficienti per l'aumentata popolazione, viene ricostruita ex novo e dedicata a S. Giovanni Battista.

Questa volta la richiesta della nuova costruzione passa attraverso la popolazione del luogo e l'istituzione comunale.
Nel 1636 iniziano i lavori e il tempio viene ricostruito non distante dalla vecchia e fatiscente chiesa di S. Dalmazio, dove ora sorge la nuova chiesa parrocchiale.
Il popolo volle che la nuova chiesa di S. Giovanni Battista assumesse il titolo di parrocchiale sostituendosi a quella di S. Dalmazio e che tutte le ordinarie funzioni liturgiche si svolgessero nella nuova chiesa.
C'era poi il problema della casa parrocchiale, attigua alla vecchia chiesa di S. Dalmazio, ridotta anch'essa in condizioni miserevoli.
Si venne ad un accordo tra le monache, che possedevano sempre i loro diritti, il popolo e l'istituzione comunale, unitamente al benestare arcivescovile, e si stabilirono una serie di diritti ed impegni reciproci, in cui, però, come sempre, le monache fecero la parte del leone.
La nuova chiesa di S. Giovanni Battista prese il titolo di parrocchiale, in sostituzione di quella di S. Dalmazio. Le monache mantennero gli antichi diritti sul nuovo tempio, precedentemente vantati sulla vecchia chiesa di S. Dalmazio. La nuova casa parrocchiale fu costruita, con il contributo delle monache di ben 1.550 lire imperiali, a ridosso della nuova chiesa.
Le monache rimanevano proprietarie della vecchia chiesa e della fatiscente canonica, con piena disponibilità all'utilizzo del materiale recuperabile in caso di distruzione o totale rovina. La scelta del vicario curato continuava a spettare alle reverende monache di S. Maria in Valle di Milano.

Il ‘600
Un quadro, sia pure sommario della realtà locale, durante tutta la dominazione spagnola, proviene da alcuni dati, riportati da fonti diverse.
Dai circa 350 abitanti del 1568, si era passati ai 440 nel 1603, per superare quota 500 nel 1653.
La popolazione era strettamente legata al lavoro agricolo, con una piccola presenza di comuni attività artigiane.
La proprietà terriera era in mano a poche famiglie, in maggior parte residenti altrove. Gli abitanti di Cogliate erano composti da pochi "ceppi" familiari che, frequentemente, s'incrociavano attraverso il matrimonio.
La mortalità infantile era un fenomeno assai diffuso ovunque: a Cogliate si avevano tre decessi su dieci nati vivi, nei primi sei mesi di vita. Non pochi nascevano già morti o morivano nelle prime ore successive al parto.
Un altro fenomeno di interesse generale, fu il proliferare, di feroci briganti e comuni malandrini.

Famose erano state, un secolo prima, le sanguinarie gesta dei banditi Giacomo Legorino da Limbiate e Battista Scorlino da Mombello. Costoro seminarono, per lungo tempo, il panico tra i viandanti, i cavalieri e le carrozze che, incautamente, viaggiavano lungo le strade del nord-ovest milanese. Questi banditi d'assalto avevano i loro rifugi nei boschi della Merlata (tra il Ticino e la pieve di Bollate)e nella brughiera delle Groane.
Nelle cronache del tempo, intorno alla metà del Seicento, riuscì a trovarvi spazio anche un cogliatese, certo Giovanni Battista Castelnovo, reo di aver rapinato un passante di Ceriano lungo un sentiero interno alle Groane.

Agli inizi del ‘700 - Ancora screzi
Quando moriva nel 1717 il sacerdote Carlo Antonio Confalonieri, la casa parrocchiale annessa alla chiesa dei S.ti Giovanni Battista e Dalmazio, sede parrocchiale, versava in condizioni di estrema rovina.
A chi spettava intervenire?
La questione era di rilevante interesse pubblico, in quanto ancora tutto ruotava intorno alle monache di S. Maria in Valle, con le loro proprietà, diritti e privilegi, il popolo, il parroco e la nobiltà locale.
La vertenza, si concluse nel 1726 scaricando sulla comunità di Cogliate le spese occorrenti alla riparazione.

Il rinnovamento sotto il dominio austriaco
La mappa catastale

La mappa catastale di Cogliate fu approntata all'inizio del 1722.
Particolarmente interessanti sono i dati che emergono dal foglio VI; si evidenzia una porzione di territorio, confinante con Cassina Ferrara, totalmente ad uso agricolo, denominato arativo e arativo moronato intendendo con questo termine la presenza di fila di gelsi, per l'allevamento del baco da seta. Nicola Papis e Ottavio Castelli S. Pietro risultano essere i maggiori proprietari.

Altri datiu interessanti emergono dall’VIII foglio: viene messo in evidenza la porzione di territorio centrosettentrionale di Cogliate, lasciato soprattutto a brughiera, che ancor oggi copre buona parte della fascia orientale della superficie comunale verso Barlassina e, in misura ridotta ad aratorio con gelsi. I maggiori proprietari dell'area interessata risultano i Vimercati, le monache di S. Maria in Valle di Milano ed Ottavio Castelli di S. Pietro.

La carta topografica del tempo riproduce in modo evidente la ridistribuzione del suolo: la metà ad ovest, quasi totalmente agricola e assai fertile, il centro, che racchiude il nucleo urbano, e la metà ad est, interessata dalla brughiera del pianoro delle Groane, con la presenza di piccoli corsi d'acqua, a carattere torrentizio.

L'economia locale era dunque essenzialmente agricola, con limitate iniziative artigianali e commerciali. Mais, miglio, segale, frumento e legumi erano le coltivazioni più praticate. Sotto la dominazione austriaca era stato dato nuovo impulso alla gelsicoltura ed alla bachicoltura. Già praticata in età sforzesca, la coltivazione dei moroni, o gelsi, con le attività connesse, si rivelerà di grande supporto all'economia globale e alla formazione di capitali della pieve di Seveso.

 

L’organizzazione comunale
Sempre nel ‘700, intorno alla fine degli anni cinquanta entra in vigore la riforma amministrativa periferica.
La struttura territoriale che raggruppa più comunità è la pieve, dove la figura del cancelliere costituisce il perno centrale dell'amministrazione ordinaria.

La cellula fondamentale più piccola è la 'Comunità'. Tutte le comunità sono amministrate "dal Convocato generale degli 'estimati', proprietari di terre non esenti, senza alcun limite di censo; ne sono esclusi in linea di principio solo i poveri 'personalisti' ed i possessori di beni mobili, iscritti nel cosiddetto 'ruolo mercimoniale'.

I1 Convocato elegge un esecutivo formato da tre 'deputati', uno dei quali, il 'primo deputato dell'estimo' deve essere necessariamente uno dei tre maggiori proprietari della comunità; i deputati a loro volta nominano il 'sindaco', naturale sostituto dei deputati comunali, quando questi non sono presenti o comunque non sono riuniti.
I deputati nominano anche 'l'esattore' della comunità, accordandosi, se possibile, con i deputati delle altre comunità del distretto, per fare cadere la scelta sullo stesso individuo."
Le altre figure della comunità sono i personalisti e gli iscritti nel ruolo mercimoniale, a cui carico lo Stato pone una imposta ordinaria locale.
"I personalisti e gli iscritti nel ruolo mercimoniale eleggono due deputati, col solo compito di intervenire ai convocati ed alle riunioni dei deputati dell'estimo, per difendere i propri rappresentanti da indebiti aggravi nell'imposizione delle tasse personali (testatico) e mercimoniale".
In ogni comunità, infatti, viene redatto un ruolo mercimoniale ai fini dell'imposta diretta ordinaria, o testatico, da pagarsi al Comune per ogni soggetto maschile d'età compresa tra i 60 ed i 14 anni.
Scompaiono totalmente le vecchie figure del console e dei postari del sale che hanno retto le comunità nei secoli passati.

Alcuni dati statistici sul finire del ‘700
Nel 1770, su una popolazione complessiva di 532 abitanti, i maschi collettabili, aventi cioè un'età compresa di cui sopra e tenuti all'imposta ordinaria, erano 163. Gli anziani di sesso maschile (età superiore ai 60 anni) risultavano in numero di 11, mentre 102 erano i maschi in età inferiore ai 14 anni e 256 il totale delle donne.

Nel comune di Cogliate erano iscritti nei rispettivi ruoli di categoria i seguenti artigiani e commercianti:
Osti: 1
Ferrari: 1
Falegnami. 3
Tessitori di tela di lino: 2
Sarti: 1

La scomparsa dei beni della comunità
Ottemperando alle nuove normative del Supremo Consiglio scompariva un’altra antica consuetudine medioevale: le proprietà comuni.
L’alienazione dei beni incolti delle comunità di Cogliate avvenne il 12 ottobre del 1782 sulla pubblica Piazza della Comunità dove "si riunirono i deputati dell'estimo".

Il prezzo di stima, con base d'incanto, fu fissato in 23 lire e 8 soldi a pertica.
Le offerte dei privati, convenuti per l'affare, salirono vorticosamente fino ad arrivare all'offerta definitiva di ben 29 lire e 15 soldi.

Il cimitero
L’Autorità austriaca emanava, in quel tempo, una serie di disposizioni legislative volte a risolvere, in via definitiva, i problemi inerenti al luogo ed alle modalità di sepoltura.

Poichè le precarie sistemazioni dei cadaveri nei sepolcri delle chiese potevano favorire l'insorgere o il diffondersi di particolari fenomeni morbosi, dovuti alla putrefazione dei corpi, si stabilì che i cimiteri dovessero costruirsi lontani dalle chiese e dai centri abitati e con particolari precauzioni igienico-sanitarie.

Nel 1783, anche il comune provvide a costruire il cimitero sul luogo dove, in seguito, furono costruiti l'edificio scolastico e l'abitazione del coadiutore parrocchiale.

Epoca napoleonica
I cambiamenti in atto nel resto d’Europa si abbetterono anche sull’ Italia.
Con la soppressione degli enti religiosi, i resti del monastero di S. Dalmazio e l'annesso decadente oratorio, furono acquistati da un certo Isimbaldi di Ceriano Laghetto. Sul terreno dell'ex complesso monastico, 1'Isimbaldi costruì un gruppo di case coloniche ed eresse una cappelletta sul luogo dell'antica chiesa di S. Dalmazio. Le case e l'oratorio passarono in seguito all'opera pia Fatebenefratelli.

 

Il ristrutturazione viabilistica al altri interventi all’epoca del Regno Lombardo-Veneto

L'amministrazione lombardo-veneta, sotto la guida del governo austriaco, s'impegnò a risistemare tutta la viabilità regionale, provinciale, intercomunale e comunale, provvedendo a dotare di una rete viaria più consona ai tempi l’area gravitante intorno a Saronno e centri maggiori.

Buona parte degli "andamenti stradali" che conducevano ai vicini centri di Saronno e Barlassina, furono corretti, per accorciare le distanze e facilitare la transitabilità di carri e pedoni.

Sul finire 1826, ci fu l’approvazione all'opera di "rettilineamento" della vecchia strada che da Cogliate, attraverso Cassina Ferrera, portava a Saronno.
Sempre in quegli anni si era dato avvio alla sistemazione del tratto stradale che da Cogliate conduceva a Barlassina, provvedendo a ridurre l’eccessiva pendenza del vecchio percorso.
In precedenza, si era provveduto a sistemare il pozzo per l’acqua potabile, ubicato nei pressi della chiesa parrocchiale. I lavori furono eseguiti tra il 1823 ed il 1824

 Nel 1828 furono avviati lavori di risistemazione dell'ormai decrepita casa parrocchiale: tra le altre opere, fu riparato il tetto del granaio, posto sopra la sacrestia "dove mettesi il grano della Chiesa,
L'anno seguente si provvide ad acquistare tre nuove campane per la chiesa sussidiaria dei S.ti Cosma e Damiano.
Anche il campanile della sussidiaria fu rifatto quasi totalmente e nel 1831 fu costruito il nuovo castello in ferro delle tre campane.

Nella stessa chiesa, il pittore De Micheli di Saronno dipingeva ad affresco, nel 1832, le immagini dei santi Antonio e Sebastiano, poste sulle pareti laterali all'altare maggiore.

Altri consolidamenti e rifacimenti si fecero negli anni seguenti come la messa in funzione del meccanismo dell’orologio pubblico, il campanile della chiesa parrocchiale, l’ampliamento del cimitero.

Epoca risorgimentale
La brughiera delle Groane, con i suoi boschi, i prati, i corsi d'acqua, le alture, costituiva un mini ambiente geografico ideale per scenari di guerra. L'esercito d'occupazione austriaco vi tenne diverse esercitazioni in molti periodi, soprattutto in estate ed autunno.

Tra il primo agosto ed il 17 settembre 1842, soggiornarono centinaia di soldati che usufruirono dell'alloggio presso le abitazioni cogliatesi per la modica somma dì un centesimo al giorno. La maggior parte della truppa alloggiava nelle tende da campo, ubicate tra Cogliate e Barlassina.

Vi era molta richiesta per le "candele di sego", che sergenti e cadetti del collegio di S. Luca consumavano in modo rilevante. Anche il "facchinaggio", l'affitto di bestiame, carri da trasporto e paglia erano molto richiesti. I1 29 settembre 1842, la deputazione cornunale, inviarono il conto spese di L. 336 e 83 centesimi all'Imperial Regio Commissario distrettuale di Barlassina per "l'alloggiamento militare stazionato in questo Comune".

Un altro conto di L. 801,05 fu presentato nell’ottobre del 1844.

 

Confronto di dati con alcuni comuni limitrofi
Il distretto V di Barlassina, di cui faceva parte il comune di Cogliate, dipendeva giudiziariamente dalla pretura di Desio, ed era abitato nel 1846 da 52.066 abitanti, suddivisi, tra 23 Comuni:

 

Comune

pop.

superficie

pertiche

tavole

estimo in scudi

imponibile fiscale

         
Barlassina

900

     
Ceriano

754

10.407

18

10.407

Cogliate con S. Dalmazio

1.022

10.513

9

36.246

Lazzate

875

     
Misinto

1266

8.543

14

8.543

Solaro

1182

     

Istruzione ed assistenza
La scuola elementare minore comunale, nel 1846, risulta essere divisa nelle due sezioni maschile e femminile:, la sezione maschile era frequentata da 125 alunni, mentre quella femminile era momentaneamente chiusa, essendo vacante il posto di maestra.
A dire il vero la scuola esisteva già da diversi anni.

L’assistenza sanitaria era garantita dal medico che, nel 1846, si occupava dei malati residenti nei comuni di Cogliate, Misinto, Ceriano, Lazzate e Solaro, per un totale di 6.340 assistiti.
Era aperto anche l'ufficio di ostetrica, per i Comuni di Cogliate, Misinto e Lazzate.

Il servizio di farmacia era assicurato, nel distretto di Barlassina, da dottori residente a Seregno, a Desio, a S. Pietro Martire di Seveso e a Cesano Maderno.
Tre erano gli uffici postali funzionanti, nel 1856, nel territorio distrettuale di Barlassina: a Seregno, a Desi e a Barlassina.
Pure tre erano le stazioni dell'imperial regia gendarmeria, ubicate nel distretto di Barlassina:

1) stazione di Barlassina, con "5 gendarmi a piedi, 6 stanze d'alloggio ed una stanza d'arresto".
2) Stazione di Cascina Amata, con "5 gendarmi a piedi, 3 stanze d'alloggio ed una stanza d'arresto"
3) Stazione di Desio, con "5 gendarmi a piedi, 9 stanze d'alloggio ed una stanza d'arresto"