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..."Codex Langobardorum". Vi sono documenti datati 910, 928, 943 e 961 che parlano di permute di beni avvenute sul territorio di Cogliate.
La pieve di Seveso e la località
Cogliate appaiono per la prima volta in un documento datato 10 dicembre 996.
È un atto notarile, scritto su pergamena, relativo alla compravendita di un
"pezzo di terra" nel luogo di Inverigo, tra "Garibaldus de loco Coliate" e
"Gisebertus presbiter de ordine ecclesie et plebe sanctorum Protasii et
Gervasii sita Seuse". Purtroppo, nell'età medioevale, c’erano almeno ben quattro località omonime di Cogliate, sparse nel territorio a nord di Milano, a pochi chilometri una dall'altra. Diversi documenti del IX-XI
secolo richiamano località denominate "Colliate, Culiate, etc" , ma è
difficile distinguere l’una dall’altra. Il Monastero delle
Benedettine Infatti si parla della sentenza dei Consoli di Milano in seguito ad una lite sorta tra la badessa del Monastero e "omnes homines de loco Colliate" rappresentati da Giovanni da Cermenate e Giovanni Gallina, consoli del luogo. I consoli condannarono gli abitanti di Cogliate a prestare il "sacramentum salvamenti", o giuramento collettivo, di salvaguardia dei beni del monastero e "... pronuntiavit ut singuli homines de Colliate decimam dent eidem abbatisse de omni blava, et omnibus leguminibus, et vino, et lino, et rapis, et nucibus, et castaneis, et nominatim de lupinis, et vecia, et moco, et bulgara...in campo vel in area ubi ipsa elegerit, secundum illam portionem que eidem monasterio pertinet...". La sentenza dimostra che gli abitanti del borgo cogliatese avevano un rapporto di dipendenza feudale con il monastero di S. Dalmazio: erano tenuti a versare alle benedettine le decime su alcuni prodotti agricoli, alla custodia dei loro beni ed all’uso del pascolo comune. Sono da mettere in evidenza i tipici prodotti della terra a larga diffusione allora. Accorpamento del
Monastero Nel 1466, mons. Giacomo Torre, delegato pontificio e vescovo di Parma, fece la prima mossa per unire il monastero benedettino di S. Dalmazio, ridotto ormai a due sole monache residenti, col monastero di S. Maria in Valle di Milano. Quest’ultimo, sorto nel 1137 a Montano, pieve di Rosate, per filiazione del monastero Maggiore di Milano, fu trasferito nel 1235 presso la Chiesa di S. Maria in Valle in porta Ticinese. Mons. Torre stese l'atto di aggregazione il 16 gennaio 1468, "ma non essendosi fatta menzione di una delle due monache, Ursina, bisognò chiedere la sanatoria al pontefice e fu data da Sisto IV nel 1479 dopo undici anni! L'aggregazione a Milano e la riduzione a due sole monache non ridusse, tuttavia provvisoriamente, il peso sociale e religioso che l'ente benedettino aveva fin lì avuto sull'intero nostro villaggio. La rettoria Quasi tutte le cappelle poste nei villaggi sottoposti alla giurisdizione di Seveso sono diventate "rettorie". Ciò vuol dire che alla gestione di queste cappelle sovrintendono sacerdoti non più provenienti dalla sede plebana, ma stabilmente legati alla località assegnata: fra queste c'è anche la chiesa parrocchiale di Cogliate, dedicata ai S.ti Cosma e Damiano. Più tardi le suore benedettine del monastero di S. Maria in Valle ottengono dal pontefice Paolo III, con sua bolla datata 28 febbraio 1543, l'unione della chiesa parrocchiale dei S.ti Cosma e Damiano e relativi beni con la chiesa di S. Dalmazio (annessa, precedentemente, al monastero locale,) di loro giurisdizione. Le monache di S.ta Maria in Valle si impegnano, in cambio di detta aggregazione, ad utilizzare le rendite provenienti dal beneficio della chiesa, denominata parrocchiale, dei S.ti Cosma e Damiano a favore del mantenimento di un sacerdote, amovibile, secolare o dell'ordine dei mendicanti regolari, per fare "esercire la Cura delle Anime di detto Popolo di Coliate". Le monache, in poche parole, si sono assunte il privilegio, con relativo onere, di nominare il cappellano per la cura liturgica e pastorale del popolo. Esente da questa giurisdizione rimaneva la chiesetta rustica dedicata a S. Giovanni Battista costruita, verso il 1510-20, per volere di un certo "Aloysius Bossius". Le visite pastorali A parte la descrizione materiale dei tre edifici ecclesiastici, dei loro beni, dello stato di conservazione della suppellettile religiosa, la presenza di cappelle, la tenuta dei libri, diciamo, anagrafici (nascite, matrimoni, morti) ed altri registri di carattere prettamente spirituale ( cresimati, comunicandi, ecc.) vi sono anche notizie sulla condotta morale di alcuni personaggi più o meno noti, che vengono pubblicamente richiamati a tenere un comportamento ispirato ai principi religiosi dominanti nel tempo Dalla lettura emerge che i1 borgo di Cogliate viene chiamato S. Dalmazio, come il titolare della chiesa di proprietà delle monache di S. Maria in Valle di Milano; la chiesa dei S. ti Cosma e Damiano continua ad essere chiamata col titolo di parrocchiale; la situazione del clero locale è confusa in quanto è presente un cappellano-curato, che ha in cura d’anime anche il paese di Birago e il curato di Rovello che celebra in lacune ricorrenze messe nella cappella di S. Maria; nella chiesa dei S.ti Cosma e Damiano celebra un sacerdote mantenuto dal popolo; nella chiesetta dedicata a S. Giovanni Battista è avvenuto un fatto di sangue (di cui non si conoscono gli estremi); la popolazione del paese ammonta nel 1568, a 343 persone, di cui 183 da comunione, e 50 nuclei familiari. Tra le famiglie prevalgono i "Borgo, Basilica, Grasso, Castelnovo, Baretta, Vago, Cajnarca, Campo e Fusi". Anche le successive visite
testimoniano le condizioni in cui versano le chiese. La nuova chiesa Questa volta la richiesta
della nuova costruzione passa attraverso la popolazione del luogo e
l'istituzione comunale. Il ‘600 Famose erano state, un secolo
prima, le sanguinarie gesta dei banditi Giacomo Legorino da Limbiate e
Battista Scorlino da Mombello. Costoro seminarono, per lungo tempo, il
panico tra i viandanti, i cavalieri e le carrozze che, incautamente,
viaggiavano lungo le strade del nord-ovest milanese. Questi banditi
d'assalto avevano i loro rifugi nei boschi della Merlata (tra il Ticino e la
pieve di Bollate)e nella brughiera delle Groane. Agli inizi del ‘700 -
Ancora screzi Il rinnovamento sotto il
dominio austriaco La mappa catastale di
Cogliate fu approntata all'inizio del 1722. Altri datiu interessanti emergono dall’VIII foglio: viene messo in evidenza la porzione di territorio centrosettentrionale di Cogliate, lasciato soprattutto a brughiera, che ancor oggi copre buona parte della fascia orientale della superficie comunale verso Barlassina e, in misura ridotta ad aratorio con gelsi. I maggiori proprietari dell'area interessata risultano i Vimercati, le monache di S. Maria in Valle di Milano ed Ottavio Castelli di S. Pietro. La carta topografica del tempo riproduce in modo evidente la ridistribuzione del suolo: la metà ad ovest, quasi totalmente agricola e assai fertile, il centro, che racchiude il nucleo urbano, e la metà ad est, interessata dalla brughiera del pianoro delle Groane, con la presenza di piccoli corsi d'acqua, a carattere torrentizio. L'economia locale era dunque essenzialmente agricola, con limitate iniziative artigianali e commerciali. Mais, miglio, segale, frumento e legumi erano le coltivazioni più praticate. Sotto la dominazione austriaca era stato dato nuovo impulso alla gelsicoltura ed alla bachicoltura. Già praticata in età sforzesca, la coltivazione dei moroni, o gelsi, con le attività connesse, si rivelerà di grande supporto all'economia globale e alla formazione di capitali della pieve di Seveso.
L’organizzazione comunale La cellula fondamentale più piccola è la 'Comunità'. Tutte le comunità sono amministrate "dal Convocato generale degli 'estimati', proprietari di terre non esenti, senza alcun limite di censo; ne sono esclusi in linea di principio solo i poveri 'personalisti' ed i possessori di beni mobili, iscritti nel cosiddetto 'ruolo mercimoniale'. I1 Convocato elegge un
esecutivo formato da tre 'deputati', uno dei quali, il 'primo deputato
dell'estimo' deve essere necessariamente uno dei tre maggiori proprietari
della comunità; i deputati a loro volta nominano il 'sindaco', naturale
sostituto dei deputati comunali, quando questi non sono presenti o comunque
non sono riuniti. Alcuni dati statistici sul
finire del ‘700 Nel comune di Cogliate erano
iscritti nei rispettivi ruoli di categoria i seguenti artigiani e
commercianti: La scomparsa dei beni
della comunità Il prezzo di stima, con base
d'incanto, fu fissato in 23 lire e 8 soldi a pertica. Il cimitero Poichè le precarie sistemazioni dei cadaveri nei sepolcri delle chiese potevano favorire l'insorgere o il diffondersi di particolari fenomeni morbosi, dovuti alla putrefazione dei corpi, si stabilì che i cimiteri dovessero costruirsi lontani dalle chiese e dai centri abitati e con particolari precauzioni igienico-sanitarie. Nel 1783, anche il comune provvide a costruire il cimitero sul luogo dove, in seguito, furono costruiti l'edificio scolastico e l'abitazione del coadiutore parrocchiale. Epoca napoleonica
Il ristrutturazione viabilistica al altri interventi all’epoca del Regno Lombardo-Veneto L'amministrazione lombardo-veneta, sotto la guida del governo austriaco, s'impegnò a risistemare tutta la viabilità regionale, provinciale, intercomunale e comunale, provvedendo a dotare di una rete viaria più consona ai tempi l’area gravitante intorno a Saronno e centri maggiori. Buona parte degli "andamenti stradali" che conducevano ai vicini centri di Saronno e Barlassina, furono corretti, per accorciare le distanze e facilitare la transitabilità di carri e pedoni. Sul finire 1826, ci fu
l’approvazione all'opera di "rettilineamento" della vecchia strada che da
Cogliate, attraverso Cassina Ferrera, portava a Saronno. Nel 1828 furono avviati
lavori di risistemazione dell'ormai decrepita casa parrocchiale: tra le
altre opere, fu riparato il tetto del granaio, posto sopra la sacrestia
"dove mettesi il grano della Chiesa, Nella stessa chiesa, il pittore De Micheli di Saronno dipingeva ad affresco, nel 1832, le immagini dei santi Antonio e Sebastiano, poste sulle pareti laterali all'altare maggiore. Altri consolidamenti e rifacimenti si fecero negli anni seguenti come la messa in funzione del meccanismo dell’orologio pubblico, il campanile della chiesa parrocchiale, l’ampliamento del cimitero. Epoca risorgimentale Tra il primo agosto ed il 17 settembre 1842, soggiornarono centinaia di soldati che usufruirono dell'alloggio presso le abitazioni cogliatesi per la modica somma dì un centesimo al giorno. La maggior parte della truppa alloggiava nelle tende da campo, ubicate tra Cogliate e Barlassina. Vi era molta richiesta per le "candele di sego", che sergenti e cadetti del collegio di S. Luca consumavano in modo rilevante. Anche il "facchinaggio", l'affitto di bestiame, carri da trasporto e paglia erano molto richiesti. I1 29 settembre 1842, la deputazione cornunale, inviarono il conto spese di L. 336 e 83 centesimi all'Imperial Regio Commissario distrettuale di Barlassina per "l'alloggiamento militare stazionato in questo Comune". Un altro conto di L. 801,05 fu presentato nell’ottobre del 1844.
Confronto di dati con
alcuni comuni limitrofi
Istruzione ed assistenza L’assistenza sanitaria era
garantita dal medico che, nel 1846, si occupava dei malati residenti nei
comuni di Cogliate, Misinto, Ceriano, Lazzate e Solaro, per un totale di
6.340 assistiti. Il servizio di farmacia era
assicurato, nel distretto di Barlassina, da dottori residente a Seregno, a
Desio, a S. Pietro Martire di Seveso e a Cesano Maderno. 1) stazione di Barlassina,
con "5 gendarmi a piedi, 6 stanze d'alloggio ed una stanza d'arresto". |