F i e r a d i m i l a n o .i t
   
...si puo' affermare con una certezza quasi assoluta che esisteva una Gessate in eta' romana.
Le testimonianze che lo comprovano sono essenzialmente di natura topografica (la conformazione del territorio), toponomastica (i nomi di luogo che spesso hanno un'origine antichissima) il territorio a distanza di millenni porta in sé tracce di un intervento umano finalizzato alla colonizzazione di tipico stampo romano; le piu' antiche pergamene riportano nomi di luoghi e terreni che hanno un'evidente origine latina, come del resto lo stesso nome "Gessate". Alle stesse conclusioni si approda attraverso un procedimento induttivo, partendo da considerazioni di carattere generale: l'importanza di Mediolanum (l'antica Milano) e del suo agro e le testimonianze archeologiche rinvenute in molte localita' della nostra zona rendono molto probabili stanziamenti umani anche da noi.
L'antica Gessate romana aveva probabilmente una caratterizzazione agricola incentrata sulla produzione di frumento e vino e sull'allevamento suino e ovino. Il centro del villaggio, dove forse sorgevano le abitazioni dei maggiori possidenti terrieri, era l'attuale zona situata nei pressi di piazza Roma, anche se forse sul territorio vi erano altre dimore.
La colonizzazione romana delle nostre terre, quindi la creazione di uno stanziamento umano stabile, sarebbe avvenuta tra il I secolo a.C. e l'inizio dell'era cristiana. Tuttavia, non volendo negare la categoria della possibilita' (cio' che non é stato provato é semplicemente non provato, ma non per questo falso) non precluderei l'ipotesi di un'origine anteriore di Gessate per opera di popolazioni che in eta' pre-romana popolavano la Pianura Padana come i Celti; ma cio' non puo' essere confermato che da debolissimi indizi.
Alla luce di quanto ho potuto dedurre dalle poche testimonianze Glassiate (cosi' viene definito il nostro centro nella maggior parte degli antichi documenti) sopravvisse ai profondi rivolgimenti che segnarono la fine violenta del mondo antico e la nascita di una nuova era. Per la zona di Mediolanum furono particolarmente disastrose la guerra greco-gotica (535-552) e l'invasione longobarda che nel corso di pochi anni sconvolsero l'assetto della societa'. Gessate sopravvisse e fu eletta da un gruppo di guerrieri longobardi a nuova patria.
Quando compare su documenti scritti essa appare segnata da un buon grado di sviluppo. Tra il X e il XIII secolo era popolata da un numero relativamente elevato di persone, vi erano quattro chiese ed un luogo fortificato (castrum) e veniva addirittura definita "borgo"; il villaggio probabilmente era gia' strutturato urbanisticamente su tre o quattro nuclei di abitazioni (coincidenti con l'attuale centro storico) di cui il piu' importante era situato nei pressi dell'attuale piazza Roma dove sorgevano la Chiesa di San Pietro e il "castello". Il buon grado di sviluppo fu in parte garantito dalla presenza tra i possidenti delle terre gessatesi di alcuni importantissimi enti religiosi come il monastero di S. Ambrogio, una casa di Umiliati e l'abbazia di Chiaravalle che contribuirono allo sviluppo agricolo ed economico.
Pur non disponendo di una documentazione molto copiosa, possiamo affermare che, tra Trecento e il Quattrocento, la situazione senz'altro peggioro' e Gessate perse parte della sua vitalita'. Le gravissime epidemie che iniziarono ad imperversare decimando la popolazione, le guerre e la nuova realta' economica e sociale resero la localita' piu' povera.
A cavallo del 1500 si registrarono alcuni significativi sintomi di sviluppo come la costruzione delle primissime cascine, la nascita delle Fornaci (l'attuale Villa Fornaci), la messa in coltura di aree incolte, la diffusione dell'irrigazione artificiale su alcuni terreni e l'introduzione di novita' agricole oltre all'assunzione di un ruolo piu' attivo del ceto padronale. Ma questo fu il preludio ad una serie di calamita' che portarono il villaggio sull'orlo della scomparsa: nel 1535, all'inizio della dominazione spagnola, Gessate era quasi totalmente spopolata a causa di pestilenze, carestie e guerre; vastissime estensioni furono abbandonate all'incolto e le abitazioni lasciate in rovina.
Giunta ad un passo dalla scomparsa in un breve arco di tempo la comunita', oltre a rinascere, assunse una struttura cosi' solida che successivamente avrebbe retto anche nei momenti peggiori. Si puo' affermare che i primi anni del governo spagnolo con il ritorno della pace segnarono la nascita della "nuova Gessate", una comunita' popolosa ben organizzata, caratterizzata dalla peculiarita' agricola e da una forte coscienza religiosa.
Proprio in quegli anni infatti é da rintracciare la radice di un'identita' e di una unita' di popolo - il cui centro erano soprattutto l'unita' religiosa attorno alla Chiesa e il lavoro - che solo nell'ultimo secolo é stata intaccata. 
I caratteri macroscopici che ci mostrano quanto quello che accadde é da considerare una vera e propria rivoluzione sono in primo luogo la incredibile crescita demografica (la popolazione decuplico' in pochi decenni) a cui per forza dovette seguire una "rivoluzione agricola". Se pensiamo che nella ricca societa' attuale spesso per una famiglia appare economicamente impossibile la prospettiva dei figli possiamo renderci conto del rivolgimento avvenuto affinché l'economia locale si disponesse a mantenere una popolazione che si era moltiplicata. L'aumento demografico non segno' un particolare peggioramento delle condizioni di vita; lo testimoniano il netto miglioramento della qualita' delle abitazioni e la maggiore disponibilita' del popolo ad impegnarsi finanziariamente per opere pubbliche come i lavori di ristrutturazione della chiesa parrocchiale. Inoltre in quegli anni sorsero diversi insediamenti in aperta campagna (le cascine), si ridefini' la struttura istituzionale del comune, avvenne una profonda riorganizzazione della parrocchia e della vita religiosa non solo in aspetti esteriori ed organizzativi, ma anche con una rinnovata coscienza per tutto il popolo, anche grazie all'azione di San Carlo: la Chiesa e il parroco divennero sempre piu' il vero riferimento e una compagnia per tutti.
Le politiche a favore dell'immigrazione e la pace avevano cosi' creato le condizioni perché gli uomini avessero la possibilita' di una stabilita' di vita che avrebbe permesso di creare famiglie, di pensare al loro futuro, e ai proprietari terrieri di investire i loro capitali nelle campagne, fatti che sono all'origine della "nuova" Gessate. Non vennero meno momenti di acuta difficolta', come le epidemie di peste del 1576-77 e del 1629-31, le carestie, la presenza e il passaggio distruttivo dei soldati e le difficolta' economiche, ma la comunita' mostrava sempre una capacita' di ripresa e di risposta.
Il contesto storico in cui si inseriscono le vicende che danno spunto alla manifestazione storica della Sagra si collocano a meta' degli anni ottanta del Seicento (1685-86) nell'ambito del periodo che abbiamo sommariamente delineato.
Gessate ai tempi del famoso conte Carlo Bonesana era una delle Terre dello Stato di Milano soggetto alla sovranita' di Carlo d'Asburgo, re di Spagna.
La sottomissione alla monarchia straniera non coincideva con la presenza di un regime di controllo sulla liberta' delle persone da parte di uno stato di polizia; un controllo capillare dello Stato e' una creazione tipica dello stato moderno nato dalla rivoluzione francese. Margini di autonomia erano ampiamente assicurati alla classe dirigente locale ad eccezione che nel campo della politica estera e parzialmente in quella tributaria.
Lo stesso ordinamento amministrativo di Gessate era una creazione originale frutto di una evoluzione autonoma degli istituti nati al sorgere del comune rurale (inizio Duecento). Esso era caratterizzato da istituzioni per certi versi "democratiche": i capi di famiglia costituivano il Consiglio Generale che aveva il potere di eleggere e destituire i rappresentanti del Comune (sindaco, console e deputati), aveva massimo potere in materia di decisioni che avrebbero comportato impegni finanziari e aveva la facolta' di attivarsi nei momenti di necessita' per prendere importanti decisioni.
L'autonomia ha pero' il grande limite di offrire il fianco ai piu' potenti che in
essa possono liberamente agire senza disturbo; nella Gessate del Seicento sembra tuttavia che si sia instaurato un modus vivendi per cui potenti e ceto contadino si erano garantiti reciproci spazi d'azione che assicuravano un equilibrio.
La struttura del sistema economico sociale vedeva indubbiamente in posizione privilegiata il ceto dei proprietari terrieri: in una realta' in cui la fonte produttiva principale e' la terra i ricchi sono coloro che possiedono questo bene. In quegli anni la proprieta' era concentrata nelle mani di una ristretta cerchia di personaggi, nella maggior parte dei casi appartenenti alla nobilta' milanese, ai quali si affiancavano in misura piu' contenuta enti religiosi e assistenziali; una parte costituiva anche i beni comuni. La concentrazione della proprieta' nelle mani di coloro che non sono i diretti coltivatori non e' un aspetto peculiare ne' di quel momento storico, ne' di Gessate e rende pertanto un fatto abbastanza singolare per quel periodo l'esistenza di tre piccolissime proprieta' contadine.
Tra i nobili possidenti milanesi un ruolo centrale era rivestito da Carlo Bonesana, conte di Mignete, che possedeva un terzo delle terre di Gessate a cui erano legati da rapporti di lavoro una quarantina di famiglie della comunita'. I Bonesana erano una famiglia emergente nell'ambito della nobilta' cittadina: Carlo Seniore, nonno del conte Carlo, tra la fine del Cinquecento e il 1630 (anno della sua morte avvenuta a Gessate) accumulo' grazie ad attivita' commerciali e finanziarie un ingente patrimonio che avrebbe permesso ai figli la scalata sociale. Il conte Carlo aveva ormai un prestigio tale da poter sposare la figlia di un membro dei 60 Decurioni di Milano (il vertice del patriziato della citta') mentre Cesare, suo primogenito, nel 1733 entro' nelle 60 famiglie del patriziato milanese coronando cosi' la scalata sociale della famiglia. Con Cesare pero' la dinastia si estinse e l'ingente patrimonio immobiliare gessatese passo' nelle mani dei Beccaria.
Il conte Carlo Bonesana e alcuni altri cittadini milanesi proprietari terrieri,per lunghi periodi dell'anno (in particolare nei mesi piu' caldi e durante la diffusione di' epidemie) si stabilivano con le loro famiglie nelle ville di campagna di' Gessate. Marco Cremosano, un anziano notaio milanese famoso anche per alcuni suoi trattati di importante valore storico, passo' gli ultimi anni nella pace del piccolo villaggio, integrandosi con la popolazione contadina.
Da quanto emerge dai documenti appare fuorviante pensare che questi signori fossero continuamente intenti in soprusi a danno della popolazione.
Essi sicuramente erano in una posizione di supremazia sui loro poveri dipendenti che, in un periodo di espansione demografica quindi con una generale buona disponibilita' di manodopera, avevano scarso potere contrattuale (ma anche oggi le cose non sono molto diverse!), ma da questo al vedere in essi tanti don Rodrigo il passo e' un po' troppo lungo. Dalla documentazione appaiono due elementi cui non mi soffermero', ma che sembrano indicativi per una visione piu' ampia del problema: da una parte le numerose iniziative di carattere caritativo e a sfondo paternalistico a favore della popolazione e della Chiesa, dall'altro l'elevato grado di integrazione con i rustici senza alcuna intenzione di preservare un aristocratico distacco, a dispetto dell'ovvio divario di tenore di vita.
I proprietari delle terre non lavoravano direttamente le loro possessioni, ma le affidavano a conduttori per mezzo di diverse forme contrattuali. Il piu' diffuso era il contratto misto di "fitto a grano e masseria"; iniziato a diffondersi dopo la meta' del Seicento, aveva durata pluriennale (5-9 anni) ed era redatto da un notaio e controfirmato dai contraenti, veniva stipulato per la locazione di estensioni piuttosto vaste (100-500 pertiche) a famiglie contadine patriarcali composte anche da 25 persone e prevedeva che i conduttori corrispondessero al padrone una quota fissa di frumento o segale (con la prevalenza del primo solo in caso di terreni di buona qualita', la divisione a meta' delle produzioni arboree ed arbustive (vino, frutta, foglie di gelso, legna di potatura) e alcuni appendizi in pollame, uova e raramente in suini e legumi. A fianco del contratto misto stava sempre piu' prendendo piede il contratto "a pigionanti" che garantiva una produttivita' maggiore, perché con esso venivano affidate piccole porzioni di 10-50 pertiche a famiglie contadine composte da un numero piu' contenuto di persone che a differenza dei massari dovevano lavorare a mano la terra senza l'ausilio dei buoi o dei cavalli da traino; le cure colturali intensive permettevano cosi' una maggiore produttivita'. Anche i pigionanti corrispondevano affitti in cereali prestabiliti, dividevano a meta' il vino e versavano un canone in denaro per la casa e il piccolo orto.
Proprio verso il 1680 avvenne un importante cambiamento con l'estensione in modo improvviso del contratto "a pigionanti": esso e' testimoniato dal repentino passaggio dalle 70 famiglie che verso il 1675 costituivano la comunita' alle 157 del 1686. Molte masserie, per diversi motivi che per ragioni di spazio risulta impossibile delineare, furono in parte o totalmente frazionate. Per le numerose famiglie di pigionanti i cui guadagni non dovevano essere particolarmente cospicui, l'economia locale forniva varie opportunita' di lavori stagionali, utili fonti di redditi integrativi, come la vendemmia, il taglio dei boschi e dei prati.
Scaduto il contratto, nella maggioparte dei casi i contadini ottenevano il rinnovo; quando questo non avveniva i vecchi conduttori dovevano trovare nuovo lavoro e nuove terre spesso percio' dovevano emigrare sull'altro versante e anche il padrone doveva trovare nuovi uomini a cui affidare le terre e spesso ricorreva ai massari forestieri. Al contrario di quanto si possa pensare era percio' assicurata una notevolissima mobilita' della popolazione basta pensare che nel 1721 tra i capo casa gessatesi si registrano 22 nuovi cognomi rispetto al 1685.
I prodotti dell'attivita' agricola erano soprattutto i cereali e il vino. Tra primi principali erano le segale, il frumento e il mais che si era appena diffuso sulle nostre terre ma che stava rapidamente soppiantando la molteplicita' di cereali minori che caratterizzavano la precedente agricoltura. L’abbondantissima produzione di vino proveniva dalle decine e decine di chilometri di filari di vite che percorrevano gran parte dei campi coltivati. Un ruolo molto importante tra i prodotti dell'economia gessatese era rivestito anche dal fieno ricavato dagli irrigui posti nella parte meridionale del territorio di Gessate e dalla legna proveniente dalla vastissime estensioni boscose (circa il 30% del territorio) le quali permettevano anche di praticare alcune forme di allevamento soprattutto ovino.
Tutta l'economia ruotava attorno all'agricoltura e la quasi totalita' della popolazione era impegnata in questo settore; solo la gestione di piccoli esercizi come osterie, posterie e botteghe artigianali (ma queste ultime attivita' erano integrate sempre dalla lavorazione di piccoli appezzamenti di terra) e la produzione di mattoni e calce alle Fornaci (l'attuale Villa Fornaci) esulano totalmente da questo campo.
Gli edifici di quegli anni registrarono un ulteriore miglioramento qualitativo.
Essi presentavano in genere un corpo centrale piu' elevato che fungeva insieme alle stanze piu' vicine da alloggio signorile; accanto ad esso si articolavano le case contadine e i rustici. Non esisteva infatti una netta separazione tra i possidenti nobili milanesi e i loro coloni: come abbiamo gia' accennato, i proprietari infatti soggiornavano per lunghi periodi dell'anno nella loro dimora di campagna dove vivevano a contatto con il mondo contadino partecipando agli stessi avvenimenti della vita locale, pur non condividendo direttamente il lavoro manuale non confacente, secondo la cultura del tempo,alla dignita' nobiliare.
La popolazione nel 1685-86 ammontava a 850-900 "anime" e risiedeva in buona parte nel centro storico, anche se una porzione vicina al terzo era distribuita tra le Fornaci o nelle cascine alcune delle quali erano state costruite da pochi anni. Brambilla, Mapelli, Bertini, Leoni, Sala, Villa,Cremonesi, Ronchi, Crippa, Sancini, Biffi, Berteselli, Tresoldi, Fumagalli, Dossi, Bertelli sono alcune famiglie di Gessate che erano gia' presenti.
La natalita' si aggirava sul 45% mentre la mortalita', soggetta a sbalzi molto accentuati, poteva variare intorno a medie del 20-80% (nel 1995 in Italia Settentrionale queste percentuali sono state dell'ordine del lO%). La durata media della vita era in senso assoluto molto bassa (21-22 anni) per l'altissima mortalita' infantile e per la precarieta' delle condizioni di vita; tuttavia essa era un po' piu' elevata rispetto al secolo successivo.
Alla estrema precarieta' della vita si sommava una condizione che, per noi osservatori da un mondo totalmente diverso, appare di massima poverta'.
La gente oltre alle proprie braccia che consentivano di guadagnare da vivere non possedeva quasi nulla: qualche attrezzo agricolo, un po' di biancheria, pochi mobili, degli strumenti da cucina e qualche animale da cortile costituivano il suo patrimonio. Condizioni gia' al limite della sopravvivenza venivano ulteriormente messe a dura prova da annate di cattivo raccolto che non erano affatto infrequenti.
Tuttavia una vita dura non impediva che negli uomini di quel tempo fosse viva una concezione della vita positiva, frutto della elevatissima coscienza religiosa dalla quale scaturiva una visione unitaria e "buona" dell'esistenza. La vitalita' della coscienza religiosa e' testimoniata in quegli anni dallo sviluppo dei due culti piu' caratteristici: la Madonna del Rosario che ancora oggi e' detta "la nostra festa" e che coincide con la sagra paesana e San Mauro.
Risale al 1662 la creazione della confraternita del S. Rosario e la creazione nella nuova parrocchiale di un altare dedicato a questo culto che fu decorato con affreschi sul tema dei Misteri del Rosario e con una statua di legno dorato della Vergine con il Bambino.
Le figure centrali della comunita' erano i sacerdoti; in primo luogo perché erano il veicolo principale della speranza cristiana, ma anche per il loro ruolo sociale. I richiami a rispettare alcuni comportamenti erano in alcuni casi uno strumento per salvaguardare le persone: per esempio le esortazioni ad evitare di spendere i gia' miseri guadagni e il tempo libero nel gioco d'azzardo alle osterie o quelle ai genitori di astenersi di portare nel loro letto i neonati per prevenire la possibilita' dei soffocamenti che spesso si verificavano e l'azione di argine nei confronti delle pratiche magiche e contro la superstizione. Il parroco era la persona piu' istruita (nella sua biblioteca erano presenti non solo opere religiose, ma anche testi di autori classici e trattati politici) che insieme ai piu' anziani del paese, molto rispettati per l'esperienza e la coscienza storica di cui disponevano, erano il riferimento principale per tutte le difficolta'.
Molto importante in quegli anni fu anche il ruolo del cappellano che oltre a collaborare col curato aveva alcune funzioni specifiche quali l'istruzione dei fanciulli soprattutto a livello religioso, ma non solo. Al contrario di quanto spesso si e' indotti a pensare un minimo di alfabetizzazione era abbastanza diffusa anche tra i contadini.
Anche se le testimonianze esistenti sono spesso di carattere "tecnico" e raramente lasciano spazio all'elemento umano, in alcune di esse traspare la forte tensione caritativa, oggi diremmo solidaristica, che diventa quasi commovente se si pensa che chi viveva gia' al limite della sopravvivenza rinunciava a qualcosa per chi era ancora piu' sfortunato.
Sintetizzato forse in modo un po' sommario, e' questo il quadro storico nel quale si svolsero gli avvenimenti che coinvolsero i proprietari terrieri milanesi e il popolo tra il novembre e il maggio 1685-86. Il contrasto sorto in seguito alla decisione del governo di mettere in vendita il feudo e le annesse regalie di Gessate rimaste vacanti per la morte senza eredi diretti del principe Trivulzio coinvolse in prima persona i proprietari terrieri: il Bonesana si propose come acquirente scatenando la reazione per ragioni di prestigio personale da parte degli altri proprietari milanesi che implicarono i loro coloni locali allo scopo di contrastano. Sorse cosi una lite che coinvolse tutta la comunita' e che culmino' in alcuni momenti e di acuta tensione, sfociati anche in violenze ed intimidazioni di cui i contadini gessatesi avrebbero fatto volentieri a meno come di molte altre cose che accaddero in quei giorni...