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...della valle di Pegorino, probabilmente esuli greci arrivati in Gallia Cisalpina al seguito di Giulio Cesare. Sul colle del Gernetto viene edificata nel V - VI sec. D. C., una rocca con una torre a difesa della Valle del Lambro dove trovano rifugio popolazioni in fuga da Milano, più volte saccheggiata dai Barbari. Nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero del 1200 è elencata una chiesa a Lesmo dedicata a S. Maria. Intorno a questi villaggi nel 1300 è fiorita la leggenda romantica, raccontata da Ignazio Cantù nella sua opera "Vicende della Brianza": Rosa Peregalli da Peregallo è profondamente innamorata di Gianguidotto Lesmi da Lesmo; i due sono condannati ad amarsi di nascosto, ostacolati dall'odio secolare che oppone le due famiglie. Si sposano con la complicità e la benedizione di un frate che viveva eremita a S. Maria delle Selve nel Parco di Monza. Segue una breve parentesi di felicità; non passò molto che Rosa morì, non senza gravi sospetti di veleno e Gianguidotto fu trovato nel Bosco Bello morto con una larga ferita nel petto. Nel 1475, Lesmo con le sue frazioni fu infeudato ai Seccoborella che tennero il feudo per lunghi secoli . Nel 1539 fu consacrata l'attuale chiesa parrocchiale di Lesmo e nel secolo XVII fu arricchita di preziose reliquie dal cardinale Federico Borromeo. Nel 1616 viene edificata, a Gerno, una chiesa sotto il titolo di SS. Maria e S. Carlo; mentre l’attuale parrocchiale dedicata a S. Carlo è del 1700 circa. Nel 1733 fu nominato, a succedere nel feudo, il senatore milanese conte Giambattista Trotti che lo conservò fino alla abolizione dei privilegi feudali nel sec. XVIII: il feudo consisteva in 1432 fuochi. Nel XVIII secolo, a Peregallo, sorse un convento dei frati Minimi di S. Francesco da Paola: a ricordo rimane la chiesetta di S. Antonio. Nelle "Notizie di Vimercate e della sua pieve" del 1853 il Dozio ricorda che il territorio di "Lesmo, Peregallo e Gerno si raccomanda per mite sorriso del cielo, per amenità di sito e di allegre prospettive e per prospera vegetazione: tranquilli ed allegri casali". Vengono abbellite dimore esistenti e ne vengono edificate di nuove, con ampi parchi, luoghi di villeggiatura delle nobili famiglie, tra cui: la villa del Gernetto di Casa Mellerio poi dei conti Gavazzi della Somaglia, la villa Belvedere già di proprietà della famiglia del poeta (in latino e dialetto) Carlo Maria Maggi e dopo della famiglia Rosa che lasciò un lascito per la costruzione dell'Istituto delle Madri Canossiane e la villa Rapazzini che risulta essere un ristrutturato casino di caccia del milleseicento. In località Boffalora, nel 1838 nasce Gaetano Casati, grande viaggiatore ed esploratore in Africa mentre nel 1852 da una povera famiglia nasce Pasquale Morganti diventato poi sacerdote e arcivescovo di Ravenna e Cervia. Nel 1860 viene eletto primo Sindaco di Lesmo il cav. Luigi Conti; nel censimento della popolazione si ha un totale di 1673 abitanti. La sede del Municipio, delle Scuole e della Posta trovarono posto nell'edificio di via IV Novembre eretto nel 1877. Il monumento ai caduti, di piazza Roma, inaugurato nel 1922 riporta i nomi degli 86 soldati morti nelle due guerre mondiali. Nel 1922 fu realizzato un asilo per bambini, in base al lascito del lesmese Gaetano Ratti. La popolazione nel 1927 era di 2813 persone ripartita in 1300 Lesmo, 883 Peregallo e 630 Gerno. Il paese viveva principalmente sull'agricoltura e sull'allevamento del baco da seta; diversi operai lavoravano nella filatura di Peregallo che contava più di 400 dipendenti; diverse erano le cascine e le corti. A partire dal
dopoguerra si vede l'aumento graduale della popolazione con espansione
edilizia e conseguente ammodernamento dei servizi; il Comune diventa centro
essenzialmente residenziale. |