| |
|
La chiesa di
San Pietro si trova all'incrocio tra le
Vie Felice Senna, Mazzini, San Pietro, Trento e _Trieste. Su questo luogo
sorgeva un'antica chiesa dedicata a San Pietro e già documentata nel 1200.
Passano poi tanti anni e bisogna arrivare al 1415 per leggere mi un
documento di un notaio ancora l'esistenza della chiesa di San Pietro.
Proprio qui a San Pietro vi era una Congregazione o confratenita dei
Disciplinati. Questi Disciplinati si dedicavano alle cure delle persone
bisognose dell’ospedale che stava accanto alla chiesa. Nella Visita
Pastorale operata da San Carlo Borromeo nel 1567 si scrive "in ecclesia
sancti Petri ... altare s.mi sepulcri cum pluribus figuris sculptis...",
cioè che la chiesa ha due altari laterali, uno dedicato a Maria Vergine
l'altro al Santo Sepolcro. L'interno. della chiesa aveva due navate la
centrale e quella di sinistra dove stava la cappella del Santo Sepolcro
entro la quale si ergeva l'insieme di sculture che rappresenta la
Deposizione di Gesù: è il gruppo che noi, da secoli, chiamiamo "i piagnoni
di San Pietro, in dialetto popolare "i caragnòn de San Péder". Lo storico
melegnanese Ferdinando Saresani ci lascia la notizia della sua consacrazione
qnando dice: “Trovasi... ne' libri antichi sotto l'anno 1537 che essa fu
consacrata ab Episcopo paupertatis; la qusi notizia tornarebbe certo più
grata, se chi la scrisse e tramandò avesse pure notato quale fosse il
Vescovo, ed a quale Religione ed ordine appartenesse”. Nel 1591 venne
demolita la chiesetta di San Biagio che si trovava lungo a Via Emilia,
accanto alla Rampina. La venerazione di San Biagio fu allora portata nella
chiesa di San Pietro a Melegnano, per cui la chiesa di San Pietro incominciò
a chiamarsi San Pietro e Biagio. Nel 1666 fu costruita la nuova chiesa e fu
benedetta dal prevosto di San Giovanni e consacrata poi nel 1744 da mons.
Casimiro De Rossi dei Padri Osservanti di San Francesco, vescovo titolare di
Capsa. Nel 1883 fu restaurata in tutto e dipinta nell'interno, mentre nel
1890 si compì la facciata in stile barocco, riportandola come era
primitivamente nel l666. La chiesa è lunga metri 31 e larga metri 8. La
facciata è a doppio ordine. Al centro si apre un portale con sovrastante
lunotto; lesene e controlesene portano l'architrave e il cornicione dove
poggia il timpano. Nel centro dell’ordine superiore si apre un ampio
finestrone a piattabanda, riquadrato e adorno di stucchi; ai lati, tra
lesene e controlesene con capitelli ionici, si trovano due nicchie con le
statue di San Pietro e San Biagio. Sovrasta la facciata un grande timpano,
con in mezzo un medaglione ovato contornato da foglie di palma, racchiudente
in bassorilievo il Regno ornato da tre corone, sotto cui stanno le chiavi,
simbolo della potestà suprema della Chiesa. Alla destra dell'edificio si
erge il campanile, con un cornicione terminale in cemento modellato.
L'interno si sviluppa in una unica navata, dotata di cappelle laterali,
coperta a botte e conclusa da un'abside ottagonale. Vi sono tre altari il
maggiore, quello dell'Ecce Homo e di San Biagio. L'effigie dell'Ecce Homo
era oggetto di particolare devozione ed il suo manto era tolto per coprire
il corpo di un ammalato dalle febbri lunghe (la malattia della
tubercolosi), ed anche di un moribondo per un'agonia meno dolorosa. In
questa chiesa era istituita canonicamente la Congregazione dei Terziari
Francescani che tenevano qui le loro adunanze. Per tanto tempo nei cortili
adiacenti alla chiesa si teneva l’Oratorio femminile. L’amministrazione di
questa chiesa era della Fabbriceria, ora in pratica è sotto la
responsabilità del prevosto di San Giovanni, don Alfredo Francescutto. Il
prevosto precedente, don Arturo Giovenzana per un po' di tempo voleva
dissacrare la chiesa e venderla, dal momento che la chiesa di San Giovanni è
vicina ed assolve a tutte le necessità liturgiche. Nel passato, per
sostenere le spese delle feste principali solenni che si tenevano in questa
chiesa, provvedevano le confraternite della Dottrina Cristiana, del
Patrocinio di San Giuseppe e dei fedeli. I beni dell'antica Confraternita
dei Disciplinati e dell’ospedale dei Pellegrini furono convertiti nella
costituzione della Congregazione di Carità (una specie di Ente Comunale di
Assistenza) alla fine del 1700. Le famiglie melegnanesi Citrone e De
Martini avevano lasciato come testamento una bella somma per finanziare una
speciale benedizione ogni lunedì ed ogni terza domenica del mese, ed anche
per alcune messe durante l'anno. Ma oggi tutto è finito. Piuttosto vi si
venera ancora in modo piuttosto sentito la Madonna di Lourdes, perché sulla
parte destra, appena entrati in chiesa, in un piccolo vano, è riprodotta la
grotta di Lourdes. Dietro il complesso marmoreo dell'altare maggiore, si
Sviluppa l'ampia abside, dotata di un coro ligneo, oggi mortificato per
l'asportazione di parte del coro stesso e venduto ai tempi del prevosto
Giovenzana.
Le sculture
A sinistra e a destra davanti al
presbiterio vi sono due statue su mensole barocche. Quella del pilastro
sinistro è San Pietro d'Alcantara, proviene dal soppresso convento
francescano dl Santa Maria della Misericordia, e venne portata qui nel
1810. Il santo regge con la destra la croce fronzuta e porta la sinistra al
petto, volgendo intensamente lo sguardo alla croce. Manifesta una certa
espressività nel volto sorridente ed ispirato. Opera di ignoto intagliatore
del 1600. Parimenti dicasi della statua sull’arco destro e che rappresenta
San Francesco d’Assisi, in saio, che apre le braccia mostrando le stimmate e
volgendo lo sguardo al cielo. Le due statue lignee che sono poste in
sacristia rappresentano la Madonna e San Giovanni Evange1ista, e facevano
parte di un gruppo con il Crocifisso il quale ora sta nella Cappella del
Battistero di San Giovanni Battista: le sculture sono opera di ignoto
scultore del 1500. Tutto il gruppo stava appeso sull'arco santo della navata
centrale di San Giovanni. Poi fu tolto nel 1600 e collocato all'esterno del
tempio, in alto nel cortile della sacristia. In tempi recenti è stato
ricuperato dal prevosto don Alfredo Francescutto: il Crocifisso è stato
staccato dal gruppo e collocato in degna sede, dopo un felice restauro che
ha riportato alle forme originali del taglio dell’artista.
I quadri
La decollazione di san Giovanni Battista
Si trova nella parete di sinistra del
transetto, prima dell'altare maggiore. Olio su tela. Rappresenta la scena
della decollazione di San Giovanni Battista per ordine di Erode.
L'ubicazione risale al 1913 nel quale anno fu qui trasportata dalla
prepositurale di San Giovanni Battista ove originariamente si trovava. Con
altri quadri della vita di San Giovanni costituiva fino al secolo scorso
l'ornamentazione, in occasione di festività, degli intercolumni della navata
maggiore, con un carattere ornamentale unitario, che è andato perduto con lo
smembramento del ciclo pittorico. La tela, come le altre della chiesa, non
risponde ad esigenze ambientali. San Giovanni in manto rosso sta in
ginocchio mentre su di lui alza la spada il carnefice. Nello sfondo, a
sinistra, vi sono personaggi, uno dei quali regge la lanterna. A destra è
Salomé che attende con il bacile. L'autore è Giovanni Battista Parodi, che
nasce a Genova nel 1674 e muore a Milano nel 1730. La vita e le opere e la
bibliografia sono reperibili in “La Pittura in Italia, Il Settecento”, ed.
Electa, Milano 1990, t.II, pp 819-820. Il quadro è stato commissionato nel
1708, in seguito a un voto religioso fatto dalla comunità di Melegnano per
essere scampata alla peste, come rinnovazione di un precedente voto fatto
nel 1630 quando scoppiò la famosa peste descritta dal Manzoni nei Promessi
Sposi. Il quadro reca in basso lo stemma del Comune di Melegnano. Vi è
nell’opera la tendenza alla ricerca luministica. Si notino i colori vivaci.
I gesti sono enfatici propri del tardo Seicento e inizio del Settecento,
quasi da sacra rappresentazione teatrale. La luce rischiara la scena,
esaltando i tre gruppi di personaggi che l'artista ha disposti
scenograficamente a semicerchio. La rappresentazione ha accenti di crudo
realismo.
La Madonna con i santi
Si trova sulla parete a destra del
transetto dirimpetto alla Decollazione di San Giovanni Battista. Il quadro
ha due momenti: nel settore superiore è rappresentata la Madonna con il
Bambino e tre angeli; nel settore inferiore stanno due santi,
rispettivamnete ai lati e San Carlo Borromeo. I due santi ai lati pare siano
San Barnaba (a sinistra) e San Giovanni Battista (a destra). Il gruppo è
ambientato in un paesaggio con ampio estendersi sullo sfondo. Tra la Madonna
e i santi si nota una differenza di stile e anche una certa differenza di
espressione emotiva, da far pensare forse a due momenti esecutivi.
Natività di Gesù
Il quadro si trova sopra la porta del
coro che immette nel cortile, e proviene dal soppresso convento della suore
Orsoline di Melegnano. Il quadro mostra evidenti segni di forte degrado. E'
una vasta opera secentesca, di autore ignoto che fu donata alla chiesa di
San Pietro da un certo Giuseppe Castelfranchi, dopo averla questi acquistata
al mercato dei beni monastici alla soppressione del convento femminile. Lo
storico Ferdinando Saresani (+1875) lo definisce: “opera di eccellente
artista”.
Crocifissione di Gesù
Olio su tela. Cristo in scorcio giace
riverso sulla croce ed un soldato inchioda con un martello una delle mani.
Nello sfondo si accalcano soldati e personaggi e a sinistra si raccoglie il
gruppo delle donne. L'opera è attribuita ai fratelli della Rovere detti
Fiammenghini, della prima metà del 1600. Il quadro proviene dalla chiesa
prepositurale di San Giovanni e qui portata. Ha dimensioni approssimative di
m. 3 x 1,90. E’ in cattivo stato di conservazione. Il dipinto è quasi
irriconoscibile per l'alterazione e la scrostatura del colore.
Margherita da Cortona
Olio su tela. La santa prega, in
ginocchio, reggendo tra le mani il crocifisso. Ai suoi piedi, a sinistra un
angelo, a destra un cane. Il quadro proviene dalla soppressa chiesa di
santa Maria della Misericordia del convento dei Francescani Minori
dell'Osservanza di Melegnano. Il quadro ha una base di metri 1,60 e
un'altezza di metri 2,30. Sarebbe opera di un pittore locale del secolo
XVII° con ispirazione all'arte di Daniele Crespi per quanto di modesta
fattura (Crespi Daniele muore nel 1630).
Morte di San Giuseppe
Olio su tela. Originariamente era
collocato nella chiesa prepositurale di San Giovanni Battista, nella attuale
cappella del Sacro Cuore, e qui trasportato agli inizi del 1900. E' una
raffigurazione religiosa non priva di pregi ed è un quadro attribuito al
pittore Giovanni Battista Gallo (o Galli). Si nota la ricchezza dei
personaggi, che fanno da corona a San Giuseppe morente: la Trinità, la
Madonna e la fantasmagoria degli angeli.
San Maurizio
Olio su tela. Il santo, nella sua vivace
cromia, è raffigurato in piedi davanti a un paesaggio montagnoso. San
Maurizio era il comandante della Legione Tebea corposta da 6000 cristiani,
che fu sterminata per ordine dell’imperatore Massimiano nel 286 dopo Cristo
ad Agaudunum (oggi: Saint Moritz). La sua presenza è giustificata a
Melegnano perché dalla fine del 1800 esisteva il Circolo Culturale Cattolico
"San Maurizio", ma ancor più perché il sacerdote melegnanese Dionigi Brusati
(+1622) andato a Colonia in Germania, portò a casa molte reliquie della
Legione Tebea e di san Maurizio, che divenne compatrono della chiesa di
Melegnano e che diede il nome al sopraddetto Circolo culturale cattolico.
La Veronica asciuga il volto a Gesù
Olio su tela. Gesù, in atto di portare
la croce, sale il Calvario, mentre verso di lui si protende la Veronica
reggendo il sudario. A sinistra vi è il gruppo della Madonna con le pie
donne. Il quadro proviene dalla chiesa prepositurale. Ha una dimensione di
metri 3 x 1,90. Lo storico Coldani del 1700 avanza l’attribuzione dell’opera
ai fratelli Della Rovere detti Fiammenghini. Ma il lavoro pare alquanto
modesto per sorreggere tale attribuzione: potrebbe darsi che sia della
bottega, cioè opera dei discepoli dei Fiammenghini (prima metà del 1600).
La predicazione di San Giovanni Battista
Olio su tela. Al centro il santo è
seduto, in veste rosata e predica alla gente che lo circonda. In primo piano
vi sono donne e bambini. Vi è un largo sfondo di paese. E' stato trasportato
qui nel 1913 dalla chiesa prepositurale di San Giovanni Battista, ove
originariamente si trovava. Con altri quadri della vita di San Giovanni
costituiva, fino al secolo scorso, l’ornamentazione in occasione di
festività degli intercolumni della navata maggiore, con un carattere
ornamentale unitario che è andato perduto con lo smembramento del ciclo
pittorico. Il quadro misura metri 2,40 x 1,80. E' opera del pittore Carlo
Preda che nasce e muore a Milano (1645-1729). E' stato composto nel 1708 per
assolvere al voto fatto a San Giovanni contro la peste. Questo quadro come
gli altri del ciclo pittorico, fu pagato dal Comune di Melegnano, ed è per
questo che tutti portano, lo stemma del Comune di Melegnano.
San Giovanni Battista indica alla gente
il Messia
Olio su tela. La scena rappresenta San
Giovanni Battista, piuttosto giovane, che indica la venuta del Messia: “Ecco
l'agnello di Dio...”. La scena è anche volutamente simbolica: il personaggio
che è al centro e che volta a noi le spalle, rappresenta il popolo Israele
che, dal punto di vista dell'alleanza con Dio, è al suo tramonto; infatti,
sulla destra, come novello mondo religioso, ecco sorgere il Cristo, cioè la
nuova ed eterna alleanza. L'opera è del pittore Andrea Porta, un pittore che
lavorò molto a Milano. Nel Dizionario della Chiesa ambrosiana, vol. IV, voce
"Ospedale Maggiore di Milano", p. 2611, si legge che Andrea Porta con
Giuliano Pozzobonelli, Bizzozzero, Cesare Fiori, Salomone Adler e Filippo
Abbiati, chiudono la fase secentesca della quadreria esistente nello stesso
ospedale. Dunque il pittore Andrea Porta è nella fase del Seicento ed anche
del primo Settecento. Anche questo quadro è del 1708, anno in cui furono
commissionati gli altri nove quadri del ciclo della vita di San Giovanni
Battista, per un voto fatto dalla comunità di Melegnano per essere salvata
dalla peste. Tali quadri furono pagati dal Comune di Melegnano, e perciò
anche questo questo come gli altri rimasti, porta lo stemma comunale
melegnanese.
Giovanni Battista rimprovera Erode
Un altro quadro ad olio, come altri che
sono nella sacristia della chiesa dei santi Pietro e Biagio, rappresenta la
scena in cui Giovanni Battista rimprovera il re Erode. E opera del pittore
Francesco Perezzolli, lo stesso che ha dipinto il quadro rappresentante
Salomé che tiene sul vassoio la testa dì San Giovanni, e che si trova nella
chiesa prepositurale di San Giovanni. Francesco Perezzolli, detto il
Ferrarino, nacque a Verone nel 1661 e morì a Milano nel 1722. La vita e le
opere si trovano in “La Pittura. In Italia. Il Seicento”, ed. Electa, Milano
1988, p. 841. Come già detto prima, l'occasione per la composizione dei
quadri del ciclo di San Giovanni Battista, fu il voto fatto dalla comunità
di Melegnano per scongiurare e per salvarsi dalla peste, un voto già
precedentemente fatto nel 1630, anno della famosa peste descritta dal
Manzoni nei Promessi Sposi. Anche questo quadro ha lo stemma del Comune di
Melegnano.
Alessandro Maria Visconti
Il quadro rappresenta il nobile
Alessandro Maria Visconti, in piedi al centro. Alla sua destra si intravvede
lo scorcio dell'altare della chiesa di San Giovanni. Fu lui, infatti, a far
erigere l'altare maggiore della chiesa di san Giovanni altare che venne
consacrato nel 1754. Dice lo storico Ferdinando Saresani (1811-1875) "Il
signor don Alessandro Maria Visconti va certamente primo nel novero di
chiarissimi signori, che fermando a lungo la loro dimora in questo borgo, vi
lasciarono eziandio stampate incancellabili vestigia.
Sant’Alberto e santi e sante carmelitane
Il quadro era nella terza cappella della
chiesa del Carmine e venerato dai frati carmelitani melegnanesì. Dopo la
soppressione del loro convento nel 1771, il quadro fu portato qua in San
Pietro. Al centro del quadro è sant'Alberto, uno dei santi maggiori dei
Carmelitani e sta con altri due santi del suo Ordine monastico, vi sono
anche due sante carmelitane: santa Teresa d’Avila e santa Maddalena de’
Pazzi Vi sta anche un povero in ginocchio davanti a sant'Alberto. Questo
sant'Alberto è Alberto degli Abati, carmelitano, morto a Messina nel 1306.
Il quadro è opera del pittore Giambattista Gallo
Carlo Cornaccioli
Melegnanese, carmelitano, vescovo di
Bobbio dal 172£ al 1736. Era figlio di Simone Cornaccioli dì Ascoli Piceno,
tenente generale delle artiglierie del re di Spagna, poi governatore della
città e fortezza di Ferrara per la Santa Sede, quindi comandante per le
truppe da sbarco in Candia (Grecia) per la Repubblica di Venezia. Simone
Cornaccioli sposò Andronica Maria Medici dei marchesi di Marignano, con
questa linea genealogica:
Le pitture nelle cornici tonde
Sulla parete di centro vi sono quattro
rappresentazioni entro cornici tonde; esse rappresentano:
- L'annunciazione
- La visita di Maria alla cugina
Elisabetta
- Cristo risorto appare alla Madonna
- La discesa dello Spirito Santo
Tali opere pittoriche sono attribuite ai
Fratelli della Rovere detti
Fiammenghini che vissero nella metà del
1600.
San Pietro e san Paolo
Sempre sulla parete centrale, accanto
alle cornici tonde, vi sono due quadri di autore ignoto. Essi rappresentano
rispettivamente San Pietro di cui si vedono le chiavi, e San Paolo dl cui si
vede la spada. Le chiavi: Cristo disse a Pietro; "A te darò le chiavi del
regno dei cieli...". La spada: rappresenta due cose: il martirio di San
Paolo che ebbe troncata la testa con la spada; ed anche una sua frase: ”La
parola di Dio è come una spada a due tagli che penetra nell’anima”.
Madonna con due santi
Al centro della parete vi è la Madonna
con due santi: essi sono sant'Antonio abate e sant’Antonio da Padova; non si
sa né la provenienza né il suo autore.
Madonna con due santi
Sopra la parete della porta della
sacristia vi è il quadro che rappresenta la Madonna tra due santi e angeli.
I santi sono San Simone Stock, carmelitano e il profeta Elia, a cui i
Carmelitani si ispirano come loro antico modello di Vita religiosa.
San Simone Stock riceve lo scapolare
dalla Vergine Maria
Era un quadro nella cappella più grande
della chiesa del Carmine e qua portato dopo la soppressione del convento nel
1771. E' un quadro attribuito ai Fratelli Fiammenghini. Lo scapolare
originariamente era la sopravveste da lavoro dei
Frati benedettini. Nei carmelitani
designa due piccoli rettangoli di stoffa
tenuti insieme da due nastri, da
portarsi al collo a contatto della pelle
sotto gli indumenti: era soltanto per i
laici, uomini e donne, in segno
di devozione. Chi era Simone Stook. Era
nato a Kent (Inghilterra) nel 1165 e
morì a Bordeaux il 16 maggio 1265.
Entrato nell'ordine carmelitano nel 1212, vi fu eletto superiore generale
nel 1245. Nel 1251, mentre risiedeva a Cambridge,
ebbe una visione nella quale la Madonna
gli avrebbe promesso questo: "Ecco il
privilegio che io dò a te e a tutti i
figli del mio Ordine. Chiunque morirà vestito dell' abito carmelitano, sarà
salvo". Il privilegio non tardò ad estendersi a tutti coloro che portavano
l'abito carmelitano. Tuttavia la promessa della Madonna non concordava molto
con la dottrina cattolica, secondo la quale la salvezza eterna e legata alla
pratica di virtù cristiane e alla osservanza delle prescrizioni della
chiesa.
Il carmelitano Andrea Corsini
Andrea, della nobile famiglia dei
Corsini, nacque a Firenze nel 1301, lo stesso anno in cui Dante Alighieri
veniva bandito dalla sua città, divisa e turbolenta. Sua madre, prima di
metterlo al mondo, disse di aver visto in sogno il suo figliuolo nelle
sembianze di un lupo, trasformato poi in agnello. In gioventù Andrea pare
sia stato davvero una testa calda", un lupo o meglio un giovane leone, un
tipo arrogante spendaccione e ozioso. Andrea, pur nel chiasso della gaia e
rissosa Firenze, udì la chiamata di Dio, che si tradusse nell'entrata come
frate tra i carmelitani. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, venne mandato
a completare gli studi nell'università di Parigi. E tornò dal soggiorno
parigino più irrobustito non solo culturalmente, ma anche nello spirito.
Durante il viaggio di ritorno, come narrano i suoi biografi, operò alcune
prodigiose guarigioni. Il nostro quadro allude proprio ad una di queste
guarigioni
miracolose.
San Carlo conferma la Regola ai
Disciplini
Ai primi anni del 1400 già esistevano a
Melegnano i Disciplini, una confraternita nata a Perugia nel 1260 con
intenti penitenziali e caritativi. L’arcivescovo di Milano, Antonio da
Saluzzo, uno dei cugini del duca Gian Galeazzo Visconti, approvò la Regola
dei confratelli Disciplini di Melegnano. Qui a Melegnano avevano la cura di
due chiese: quella dedicata a San Pietro all'interno di Melegnano e quella
dedicata a San Biagio alla frazione Rampina, appena fuori Melegnano. Allaa
chiesa di San Biagio alla Rampina era annesso un ospedale gestito dai
Disciplini di Melegnano. La loro principale mansione caritativa era quella
di ospitare i poveri e i pellegrini viandanti. Il quadro rappresenta San
Carlo in piedi che sta consegnando il libro della Regola ai Disciplini,
quando è venuto in visita pastorale il giorno primo giugno 1567. Si notano
in ginocchio sei confratelli disciplini nel loro abito religioso. Si noti
anche al fianco del Disciplino di destra il flagello per flagellarsi mentre
il confratello che sta sulla nostra sinistra è il superiore, riconoscibile
per il colletto più ricamato. Si noti la figura giovane di San Carlo.
Antonio Citrone
Un quadro in sacristia rappresenta il
sacerdote Antonio Citrone in veste sacra, e con la scritta che ne
giustificano i motivi per la dedica di un quadro in sua memoria: “Signor
Antonio Citrone di Melegnano, abitante a Roma, morto nell'anno 1669, lasciò
a questo oratorio di S. Pietro mille scudi romani (lire 6,18 per scudo) che
fanno lire spagnole 6.900 per l'esposizione del SS. Sacramento ogni lunedì
mattina in perpetuo a suffragio delle anime del purgatorio. Al 2 novembre
lunedì 1671”.
Dionigi Sardi
In sacristia vi è anche il quadro
rappresentante il sacerdote Dionigi Sardi. Vi è la seguente scritta:
"Admodum Reverendus Dionisius Sardi canonicus Melegnani
Emeritus fabricerius in vita,
venerandeque fabricae benefactor post mortem, vixit annos 72, obiit autem
die 3 novembris anni 1738".
I quadri che stanno nel corridoio avanti
la sacristia
Sant'Agostino e la Madonna offrono a
santa Caterina di Alessandria
Gesù Bambino.
Gesù flagellato, con San Biagio (alla
nostra destra) e con i santi Pietro e Giovanni (alla nostra sinistra).
Santa chiara francescana.
Una santa in preghiera.
Don Giuseppe Paradiso. (+1928)
coadiutore a Melegnano.
Don Felice Gittardi (+1902) coadiutore a
Melegnano.
Don Giuseppe Airaghi, coadiutore fino al
1912.
San Sebastiano.
|