F i e r a d i m i l a n o .i t
   


La chiesa e il convento francescano di S.Maria delle Grazie sorgono a nord est del centro abitato, fra il fiume Lambro e la strada per Lecco. La scelta del luogo per la fondazione del convento, nel XV secolo, non fu casuale: situato in una zona a quel tempo periferica, oltre le mura del borgo e al di lÓ del fiume, consentiva ai frati di svolgere le loro attivitÓ senza interferire con il clero secolare, pur mantenendo contatti intensi col vicino centro abitato e potendo anche incontrare le esigenze dei fedeli di passaggio per una strada di traffici.
 
L'arrivo dei frati minori a Monza, tuttavia, si deve far risalire al secondo quarto del sec. XIII, prima con un insediamento presso la chiesetta di San Pietro, poi, sul volgere del secolo, presso la grande chiesa di S.Francesco in pratum magnum, oggi trasformata nel centralissimo palazzo degli Studi. La fondazione del convento di S.Maria delle Grazie risale alla seconda metÓ del Quattrocento: l'8 settembre 1463 avviene la posa della prima pietra, nel luogo dove esisteva dal 1131 una cappella dedicata alla Vergine, eretta da Eriberto e Bertarido di Liprando, esuli umbri, sul sepolcro del padre, Rodolfo; nell'ottobre del 1467 i frati prendono possesso degli edifici conventuali. La presenza dei francescani nel complesso delle Grazie si interrompe il 25 aprile 1810, decreto napoleonico di soppressione del convento. Il santuario, spogliato degli arredi, Ŕ ridotto a magazzino di foraggi per la Villa Reale mentre il convento Ŕ in parte assegnato al Sovrano Ordine di Malta e in parte agli sfrattati del Comune. Nel 1930 il Governo decreta la cessione della chiesa monzese ai Frati Minori di Lombardia e il 15 marzo 1946 il santuario restaurato viene consacrato dall'arcivescovo di Milano, Ildefonso Schuster.
 
La chiesa sorge, forse su progetto di Pietro Solari, su un lieve rialzo del terreno; l'accesso attualmente Ŕ coperto da un portico, costruito nel 1632, appoggiato alla fronte del tempio, voltato a crociera e sorretto anteriormente da pilastri in granito e posteriormente da semicapitelli pensili.
 
Tre porte consentono l'accesso: quella centrale, archiacuta coronata da una profonda strombatura in cotto, Ŕ sormontata da un timpano, un tempo affrescato, e ora ornato da un rilievo raffigurante la Madonna con il Bambino fra i santi Francesco e Bernardino, eseguito nel 1956 dallo scultore Dante Ruffini di Cremona. A sinistra, un portale settecentesco in arenaria Ŕ l'ingresso dell'area conventuale, articolata intorno a un grande chiostro centrale, interamente ristrutturata fra il 1730 e il 1740.
 
Il portico altera il valore della fronte, che segue lo schema consueto delle facciate tardogotiche: il prospetto a capanna, coronato da una cornice di archetti trilobati che continua sui lati del tempio, due slanciate finestre ogivali simmetriche probabilmente a un piccolo rosone centrale, cancellato nel 1633 dall'inserimento di una finestra serliana.
 
L'interno Ŕ ad aula unica, interrotto a metÓ da un tramezzo e aperto verso mezzogiorno, con tre cappelle a pianta poligonale, secondo il prototipo definito "modulo bernardiniano", che costituisce una costante dell'architettura Osservante in area lombarda-piemontese. La divisione in due nuclei dell'aula unica, ottenuta mediante la parete alta sino alle volte, separava lo spazio per i religiosi da quello dei fedeli ed esaltava il momento della predicazione, considerato pi¨ educativo all'interno della celebrazione eucaristica. La grande parete, solitamente affrescata con scene della vita di Cristo, fungeva da supporto alla predicazione. Tuttavia nel tramezzo della chiesa delle Grazie, dipinto nel 1483, si erano prodotte preoccupanti fessura e pertanto, nel 1719 si provvede a un restauro che distrugge gli affreschi. L'aspetto attuale della navata Ŕ l'esito di restauri e ricostruzioni seguiti alla soppressione voluta da Napoleone nel 1810, a un incendio del 1893 che lascia intatti solo i muri maestri e ai danni della seconda Guerra Mondiale.
 
La parte anteriore ha copertura a capriate e a destra si aprono tre cappelle, comunicanti per passaggi interni e decorate negli anni seguenti al ritorno dei frati del 1930: la prima, di S. Francesco, affrescata con scene della vita del santo dal monzese Angelo Confalonieri, la seconda, dedicata a S.Antonio, con l'immagine del titolare dipinta dal monzese Emilio Parma, la terza dedicata al Sacro Cuore, con altare e balaustra dello scultore Ruffini e il quadro dipinto dal Parma.
 
La parte anteriore del tramezzo, nella quale si aprivano in origine due cappelle dedicate alla Vergine Annunciata e alla Madonna con Bambino, rovinata dall'incendio del 1893, Ŕ ricostruita nel 1929; l'organo, nella parte superiore del tramezzo, Ŕ del 1962; nello stesso anno il corridoio di accesso al convento viene incorporato alla chiesa con l'apertura, a sinistra, di tre ampi passaggi di modesta altezza.
 
Oltre il tramezzo si apre il presbiterio, a pianta quadrata, coperto da una volta a crociera costolonata e illuminato da due aperture a sesto acuto, con cornice in cotto, nel fianco destro.
 
L'altare di marmo, dell'architetto milanese Giovanni Muzio (1943), occupa l'arcata ogivale oltre la quale si apre il coro, e racchiude in una sorta di pronao il quadro miracoloso dell'Annunciazione. Il dipinto, di un artista dell'entroterra veneto, Ŕ databile intorno all'anno di fondazione della cheisa (1463). Secondo la tradizione, il quadro Ŕ un dono del beato Damiano Carrara di Padova alla comunitÓ originaria dei frati minori ed Ŕ oggetto di grande devozione per la gente del territorio da quando fu trasportato dal coro alla cappella del tramezzo dedicata alla Vergine Annunciata, nel 1621. Il coro, coperto a crociera, prende luce da un finestrone rettangolare nel fianco destro.
 
Uscendo dalla porta laterale, aperta a occidente nel 1689 sotto l'organo, si presentano a sinistra il campanile, successivo alla chiesa di qualche decennio, e a destra i muri esterni delle tre cappelle poligonali, percorse da due slanciate finestre ogivali con forte strombatura a listelli e archi ornati da trilobi. Dopo le tre cappelle pi¨ antiche, in angolo, sorge la cappella del Sepolcro, a forma di lanterna, in cui si aprono due ampie luci, costruita nel 1730. La statua del Cristo deposto, all'interno, Ŕ una scultura in legno della Val Gardena realizzata in anni recenti. Questa cappella Ŕ l'ultima stazione della Via Crucis costituita da edicole decorate con rilievi in cotto dello scultore Ruffini: le edicole addossate alle prime due cappelle sono seicentesche, le altre sono una ricostruzione degli inizi del '900. Al centro della Via Crucis si erge una colonna sormontatan da una croce di ferro, innalzata nel 1722 vicino al fiume e trasportata in questa posizione nel 1936.
 
Uscendo dal perimetro del convento, verso il parco, si raggiunge il ponte costruito nel 1683 grazie all'impegno delle famiglie Durini e Casati. Proseguendo lungo la cinta del parco, presso la porticina di accesso Ŕ tutt'ora visibile lo sportello di un antico pozzo detto "della spagnola", per una tradizione secondo cui, intorno alla metÓ del '600, una giovane spagnola vi si anneg˛, vittima di un amore contrastato.